8.0
- Band: SKUGGOR
- Durata: 00:34:45
- Disponibile dal: 04/09/2026
- Etichetta:
- Nordvis Produktion
Continua imperterrita la marcia degli Skuggor attraverso le lande dell’anima con questo “The Expanse”, quarto full-length – in quattro anni – della loro prolifica carriera artistica. La one-man band svedese (di adozione, avendo i suoi natali in Australia) del sempre attivissimo M. non sembra affatto intenzionata a rallentare i suoi ritmi, e così eccoci, quindi, a parlare di un nuovo capitolo della discografia di questo ormai iconico progetto di puro e incontaminato black metal atmosferico a distanza di un solo anno dal precedente, ottimo, “Where Sun Resigns”.
Inutile aspettarsi novità dal Nostro: questo progetto è nato per mettere in musica il delicato rapporto fra l’animo umano e la natura che lo circonda – più incontaminata è, meglio è – prendendo spunto dalla lezione impartita da colossi quali Burzum, Summoning, Drudkh e Caladan Brood per giungere a una propria sintesi ormai decisamente definita e identificabile.
Dedicato alla fascia di territorio svedese compresa fra le città di Moskosel (dimora del buon M.) e Arvidsjaur (sede dell’etichetta per il quale il disco è stato pubblicato), questo “The Expanse” mette in risalto ancora di più le suggestioni bucoliche alla base dell’operato degli Skuggor, attraverso composizioni dal respiro decisamente ampio, contemplativo e magniloquente, dove la componente più tetra del sound del Nostro viene parzialmente accantonata in favore di una spiccata spazialità della pasta sonora, in questa occasione avvolgente e descrittiva come non mai.
Basta, infatti, ascoltare la lunga title-track posta in apertura al lavoro per rendersi conto di quanta ispirazione abbia tratto M. dall’immersione nei paesaggi che costituiscono l’humus sensoriale e narrativo dell’album, e di quanto efficacemente lo stesso musicista sia riuscito a trasporre nella sua arte la ridda di emozioni da essi scaturite.
Tappeti di synth dai chiari rimandi all’ambient/epic black metal anni Novanta (alle influenze già precedentemente citate vanno aggiunti anche i Falkenbach dei primi lavori) si alternano a riff di chitarra brumosi e avvolgenti, adagiati su un midtempo decisamente dilatato ed epico, benché non scevro da momenti più dinamici e da un’oscurità di fondo che non trascende mai i confini di un’eccessiva malignità – in questo contesto, decisamente fuori luogo.
La potenza immaginifica di questo brano lo pone senza dubbio fra gli highlight assoluti dell’intero platter, ma anche gli episodi che lo seguono non sono da meno: impossibile, infatti, per gli amanti di questo modo di intendere il black metal, non lasciarsi trasportare dalla carica evocativa di brani quali “The Fire”(epica e viscerale all’ennesima potenza, nel suo incedere cadenzato, marziale e fiero), “The Trance” (ipnotica e immersiva, splendidamente ammantata di maestosa malinconia grazie a un lavoro di synth e chitarre tanto lineare quanto efficace), “Hem”(dinamica e avvincente, soprattutto nella trionfale seconda parte), “The Storm” (splendida nella sua alternanza fra incisivi momenti in blast beat e aperture di maestosa bucolicità scandite da toccanti note di pianoforte e chitarre clean) e “The Nothing” (dai connotati deliziosamente e smaccatamente folk/viking); piccoli quadri di vividissima contemplazione incorniciati da un’ispirazione e da una proprietà di scrittura evidenti.
In definitiva, l’intera scaletta non fa altro che riconfermare il buon M. come uno degli artisti più talentuosi del suo ambito di riferimento, ribadendo una volta di più come la bravura nel saper concretizzare la propria visione in canzoni efficaci, capaci di coinvolgere l’ascoltatore trasportandolo anima e corpo nell’immaginario da esse evocato, sia mille volte più importante ed appagante, soprattutto in un contesto come questo, di un’ostentata e spesso puramente millantata innovazione.
Questo “The Expanse”, infatti, non cerca di essere altro che un avvincente ed entusiasmante viaggio di una mezz’oretta abbondante nella Svezia più incontaminata e nelle suggestioni che da essa propalano, concretizzato in una masterclass di black metal atmosferico ‘vecchia scuola’ da antologia; materia che gli Skuggor dimostrano una volta di più di saper maneggiare a piacimento, per la loro e per l’altrui soddisfazione. Immmersivi e totalizzanti.
