SKY VALLEY MISTRESS – Luna Mausoleum

Pubblicato il 20/01/2026 da
voto
8.0
  • Band: SKY VALLEY MISTRESS
  • Durata: 00:41:50
  • Disponibile dal: 23/01/2026
  • Etichetta:
  • New Heavy Sounds

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In una recente puntata del podcast “Si Stava Meglio Quando Si Stava Metal”, dedicata alle classifiche di fine 2025, si parlava di dischi importanti o album che ascoltiamo in modo ricorrente, e di come spesso le due definizioni non si sovrappongano.
A scanso di equivoci, il secondo lavoro degli Sky Valley Mistress non cambierà certo le sorti della musica, imponendole qualsivoglia evoluzione: anzi,  dopo aver limato almeno in parte le asperità dell’esordio “Faithless Rituals”, il nuovo “Luna Mausoleum” abbraccia un hard rock tradizionale, dove solo a tratti si intravedono elementi relativamente più moderni (comunque mai oltre gli anni Novanta); eppure, esso risulta un disco che chi sta scrivendo ascolterà regolarmente nel 2026 e di cui si ricorderà in futuro.

Tutti i possibili peccati di ingenuità del duo inglese (i Kyuss citati esplicitamente nel nome della band, l’immaginario tra il kitsch e il fantascientifico che li accompagna) scompaiono di fronte a un pregio che è cardine dell’intero album: l’elevata qualità delle canzoni, a partire dall’innodica “The Last Exit”, che ruba l’approccio melodico e decadente dei primi Portishead e lo immerge in un rock soul magmatico, fino a farne una traccia da possibile colonna sonora per un film di James Bond.
Kayley ‘Hell Kitten’ Davies si dimostra una cantante di straordinario talento: ruvida e pop in “Too Many Ghosts”, quasi idealmente sottratta al repertorio di Josh Homme, carezzevole nell’incipit di “No Sleep”, prima che questo diventi un torrenziale hard blues; infine, sensuale e aggressiva come P. J. Harvey nel pastoso grunge di “Live Past Live”.
La scaletta è strutturata come fosse quella di un set da concerto, alternando passaggi di forte impatto ritmico (il singolo “Thundertaker”) e ballate al cui andamento notturno è difficile sfuggire (l’assolo blues che accompagna “White Night”, l’organo Hammond che sostiene gran parte di “Blue Desert II”, omaggiando il lavoro di Tim Friese-Greene con i Catherine Wheel e facendo da preludio a un climax emotivo à la Chris Cornell).
Tuttavia, di fronte a un menù tanto ricco, l’ascoltatore potrebbe iniziare dalla centrale “House Of The Moon”, che del disco è una sorta di bignami, con tanto di sing-along e coda strumentale.

Strano, il destino: fossero nati vent’anni fa gli Sky Valley Mistress si sarebbero giocati la piazza con i White Stripes, mentre oggi probabilmente rischiano di essere un prodotto per (pochi) nostalgici e appassionati di un genere che si muove ai confini tra hard rock e stoner. Nel recensirlo ci siamo chiesti dove posizionare questo disco, perché questa musica, come quella contenuta nella recente rubrica Oggetti Smarriti dedicata all’hard rock, non certo è (ancora) metal, ma qualcosa di cui il metal stesso è figlio e sicuramente debitore. A chiunque decida di approcciarsi al gruppo, il consiglio è di considerare  “Luna Mausoleum” per quello che è: uno scrigno di canzoni da conservare con cura nella memoria.

 

TRACKLIST

  1. An Eagles Epitaph
  2. The Exit List
  3. Too Many Ghosts
  4. No Sleep
  5. House Of The Moon
  6. Live Past Life
  7. White Night
  8. Thundertaker
  9. Blue Desert II
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