8.0
- Band: SKYEYE
- Durata: 00:57:02
- Disponibile dal: 19/07/2024
- Etichetta:
- Reaper Entertainment
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La pubblicazione di “Soldiers Of Light”, secondo album degli sloveni Skyeye, ci aveva pienamente convinto grazie alla sua capacità di essere un lavoro estremamente classico, eppure al tempo stesso fresco e pieno di canzoni entusiasmanti. Le loro influenze, su tutte gli Iron Maiden, erano ben visibili, eppure la band riusciva sempre a presentare delle soluzioni capaci di superare il puro e semplice debito nei confronti della Vergine di Ferro, trovando comunque una propria strada personale.
Dopo un album così entusiasmante, gli Skyeye avevano un compito non semplice, ovvero riuscire a mantenere la stessa freschezza compositiva, cercando di sganciarsi ancora di più dalle proprie radici, per costruirsi una propria identità più netta. Con molto piacere, possiamo dire che l’obiettivo è stato centrato in pieno: gli sloveni sono riusciti a maturare ulteriormente, continuando comunque a raccogliere spunti ed influenze (talvolta esplicitate in maniera nettissima) per metterle a servizio della propria proposta.
“New Horizons” deve un po’ meno agli Iron Maiden, che restano comunque presenti, e aggiunge al proprio arsenale un caricatore fatto di Judas Priest, Rainbow, Dio, MSG e tanti altri. Le canzoni sono tutte di ottima fattura e ciascuna riesce ad avere un tratto distintivo capace di renderla memorabile, una cosa tutt’altro che scontata in un genere che tende comunque a cristallizzarsi nella propria tradizione.
Così abbiamo ad esempio l’iniziale “The Descenders” a dare il calcio di inizio con riff di scuola priestiana e la voce di Jan Leščanec a dettare legge; “Saraswati”, una lunga composizione epica dalle atmosfere esotiche che guardano ad Oriente; “The Voice From The Silver Mountain” che, come si può evincere facilmente dal titolo, è un chiaro e diretto omaggio a tutta la carriera di Ronnie James Dio; per arrivare infine a composizioni più melodiche ed essenziali come la title-track o “Nightfall”, che mostrano la grande versatilità di una band capace di gestire sia composizioni più elaborate sia quelle più dirette e graffianti.
Non possiamo concludere questo breve excursus, infine, senza citare “1917”, una suite di quasi dieci minuti di durata, che ci ha ricordato per tematiche ed atmosfere quella “Paschendale” che rappresenta uno dei vertici degli Iron Maiden post-reunion. In questo caso non abbiamo sottomano il testo per capire esattamente il contesto, ma vista la provenienza della band e la data, siamo pronti a scommettere che la canzone parli della battaglia di Bainsizza durante la Prima Guerra Mondiale.
Eccellente la prova di tutti i musicisti ma, come già avevamo sottolineato per il precedente disco, a fare la differenza negli Skyeye è la voce Jan Leščanec, cantante davvero versatile, che ci ha ricordato una sorta di punto di incontro tra Bruce Dickinson e Ronnie Romero. Pur augurando il meglio possibile alla band, non ci stupiremmo nel caso in cui il cantante dovesse ricevere qualche offerta da parte di band già blasonate in cerca di un nuovo frontman…
Per concludere, quindi, se è vero che il terzo album rappresenta una sorta di punto di svolta per una band, gli Skyeye si sono presentati all’appuntamento nel migliore dei modi. Un album consigliatissimo, sia per chi già conosce e apprezza il loro percorso, sia – e soprattutto – per tutti coloro che non hanno ancora avuto il piacere di fare la conoscenza di questa promettente realtà.
