SKYFORGER – Thunderforge

Pubblicato il 14/07/2003 da
voto
7.0
  • Band: SKYFORGER
  • Durata: 00:50:51
  • Disponibile dal: 01/07/2003
  • Etichetta: Folter Records
  • Distributore:

Nuovo capitolo per la più importante band lettone in ambito metal. Dopo aver stupito con l’ottimo debut “Kauja Pie Saules”, un bell’album pagan black metal, gli Skyforger avevano limato un po’ gli elementi folkloristici della loro musica in “Latvian Riflemen”. Mentre nel debut il concept glorificava la resistenza pagana delle genti baltiche ed in particolare dei Semigalli (ovvero dei Lettoni) alla conquista cristiana portata dall’Ordine Teutonico, il secondo lavoro onorava l’eroica resistenza lettone contro l’invasore tedesco nella Prima Guerra Mondiale. Con questo “Thunderforge” il quartetto lettone ritorna alle origini: niente più canzoni militari ma un tuffo nel passato arcaico, pagano, della terra baltica. La produzione è qualitativamente molto valida, anche se agli Skyforger (sin dal loro demo) piace tenere la voce in primissimo piano, forse anche troppo. L’elemento black metal va pian piano stemperandosi a favore di un classic metal tinto di epicità, come i Bathory hanno insegnato. Questa evoluzione non è isolata in ambito pagan metal: Moonsorrow, Menhir, Cruachan ed altri hanno progressivamente abbandonato le radici musicali estreme a favore di una maggior solennità, classicità delle canzoni impregnate di elementi epici e tradizionali (basti ascoltare la meravigliosa “Migla, Migla, Rasa, Rasa / Oh Fog, Oh Dew”). Questo “Thunderforge” è un album che coinvolge e convince. Il cantato è come sempre in lettone (e i testi sono bilingui, in lingua lettone ed inglese) e questo rende non poco particolare l’ascolto: le metriche del cantato sono strane, a volte (come nella deludente “Cusku Sievete / The Woman Of Serpents”) sembra andar fuori e non seguir nessuna regola risultando quasi fastidioso, là dove più spesso sa dare un tocco veramente unico. Anche in questo loro terzo lavoro, gli Skyforger non rinunciano a cori tradizionali del loro retaggio folkloristico e a parti acustiche che sanno di antico. Nei momenti più thrasheggianti (e ce ne sono) i lettoni ricordano i Sodom più grezzi degli ultimi tempi, ma forse è solo un’impressione. Le canzoni sono dinamiche, trascinanti, ma alcune anche più riflessive e quello che più importa (per un album pagan metal) è che c’è atmosfera antica, a tratti mistica. Il pagan metal è un genere che, pur non presentando picchi qualitativamente altissimi, riesce sempre a sfoderare bei cd che cementano la credibilità di questo genere sempre più in espansione. Commuove (come nei precedenti lavori della band) l’introduzione al cd che narra l’amore del quartetto verso la propria terra, verso il proprio popolo, un popolo (quello lettone) che nella sua storia non ha mai portato una guerra di aggressione, ma si è soltanto difeso da barbari assalti: una dimostrazione di civiltà che rende onore ai Lettoni. A pieno diritto (ma non servono questi Skyforger per ribadirlo) i paesi baltici fanno parte della storia dell’Europa anche se si trovano alla sua periferia e non hanno inciso troppo sugli eventi più importanti della storia del Vecchio Continente; per questo tuttavia non sono popoli di ‘serie B’, e anche nella musica metal cercano di dare il loro contributo genuino. Per chi non crede alla vocazione musicale dei popoli di quelle terre, basti un episodio su tutti: gli Estoni (i vicini dei Lettoni) per ottenere la libertà e l’indipendenza dall’URSS e dall’Armata Rossa che aveva mandato i carri armati a sparare contro la gente inerme, si misero a cantare, sì, soltanto a cantare la propria libertà nella loro lingua. Il generale in capo russo non aprì il fuoco sulla folla, e così gli Estoni furono liberi. Quel capo era un ‘certo’ Dzokar Dudayev, futuro primo capo degli indipendentisti ceceni morto per la libertà della sua terra. Questa non è retorica ma storia, storia vera e recente (primavera 1991). Una dimostrazione di quanto grande possa essere l’amore per la musica, una potenza in fieri che forse noi tutti a volte sottovalutiamo. “Proud Riflemen, you, guys from Latvian meadows and forests…”

TRACKLIST

  1. Ievads/Intro
  2. Kad Usins Jaj/When Usins Rides
  3. Gada Isaka Nakts/The Shortest Night Of The Year
  4. Nakts Debesu Karakungs/Warlord Of The Night Sky
  5. Garais Dancis/Long Dance
  6. Perkonkalve/Thunderforge
  7. Migla, Migla, Rasa, Rasa/Oh Fog, Oh Dew
  8. Cusku Sieviete/The Woman Of Serpents
  9. Caur Aizsaules Vartiem/Through The Gates Of The World Beyond
  10. Tumsa Un Sala/In Darkness And Frost
0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.