6.0
- Band: SKYLARK
- Durata: 05:01:00
- Disponibile dal: 01/06/2015
- Etichetta:
- Underground Symphony
- Distributore: Audioglobe
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Gli Skylark celebrano vent’anni di attività con un nuovo disco, realizzato anche in versione deluxe, in un cofanetto con quattro cd (più un libretto di quarantotto pagine), intitolato “The Storm & The Horizon”: d’altronde, tutto era iniziato con il primo album, dal titolo (inverso) “The Horizon & The Storm”. Rispetto al disco di esordio, di certo ne è trascorsa di acqua sotto i ponti: a poco a poco, album dopo album, gli Skylark si sono ritagliati il loro posto nell’ambito del panorama metal tricolore, influenzando anche diverse altre band e raccogliendo pure buoni riscontri all’estero, soprattutto nell’Estremo Oriente. L’abbandono di alcuni membri storici e la ricerca di maggior successo, hanno però poi un po’ cambiato le carte in tavola: Antonini e Potenti, gli unici membri superstiti, hanno preferito circondarsi di avvenenti front-girl, edulcorando il sound, sempre più melodico e con le chitarre sempre più in secondo piano, andando persino a proporre sigle di cartoni giapponesi, al punto che, se oggi li volessimo davvero continuare a considerare una band metal tout court, ne sarebbero semmai la parodia, per cui preferiamo uscire fuori da qualsiasi schematismo ed evitare qualsivoglia etichetta. La composizione della tracklist di questo nuovo cofanetto rispecchia tuttavia in qualche modo questa situazione e alquanto simile, peraltro, a quella dei primi due dischi, “The Horizon & The Storm” e “Eyes” (benchè fosse uscito già un ep con questo titolo). Entrambi, infatti, includono, oltre ad una manciata di inediti, alcune sigle appunto di cartoni giapponesi, tra cui Mazinga Z, Goldrake (il cui nome originale è Grendizer) e Neon Genesis Evangelion, più alcune altre tratte invece dalla colonna sonora di film di Hayao Miyazaki (in particolare da “Laputa: Castello Nel Cielo” e “Il Mio Vicino Totoro”). Anche altri brani sono però interpretati in giapponese, a riprova ulteriore del tentativo di aprire nuovi mercati, soprattutto nella Terra del Sol Levante: ci riferiamo, in particolare, a tracce quali “Hanashitakuwa Nai” (grande successo dei T-Bolan) e “Aitakatta” degli AKB48, ma i due dischi abbondano anche di cover di band americane, con addirittura tre brani dei Bon Jovi e uno dei Cinderella, talvolta riproposte anche in versioni differenti, senza che però, ad onor del vero, nessuna di queste riesca a competere lontanamente con gli originali (anzi, sono quasi agghiaccianti “Santa Fe” e soprattutto la versione di “Don’t Know What You Got” inclusa nel secondo cd). Oltre alle cover, gli Skylark vanno a riprendere anche una serie di loro brani più datati: si parte da tracce estratte dal loro primo album (“Crystal Lake” e “Little Girl”), passando da “Wings” del 2004 (“Another Reason To Believe” e “Rainbow In The Dark”) e dal più recente “Twilight Of Sand” del 2012 (“Eyes”, “Tears”, “Road To Heaven”, “She”, “Love Song” e “Believe In Love”), mentre “The Crypt Of Monmartre” era già comparsa nel disco solista di Antonini, intitolato “When Water Became Ice”. Il terzo disco, invece, altro non è che una selezione del proprio Best of, “The Road Of Light” (già pubblicato un paio di anni fa come doppio con molti più brani), mentre il quarto sarebbe il loro album “The Dragon’s Gate”, interamente ri-registrato. A proposito di quest’ultimo, si può osservare come sicuramente in questa nuova versione gli arrangiamenti siano più maturi e anche la sezione ritmica, che nell’originale risentiva troppo del periodo in cui il disco uscì, risulta sensibilmente migliorata. Per contro,la scelta di avvalersi di una voce femminile dolce e sognante, fa perdere sicuramente potenza e vigore a diversi brani: quanto meno, a nostro avviso, sarebbe stato preferibile limitare una soluzione così radicale ad alcune tracce e non a tutto il disco, che di fatto appare ora completamente diverso rispetto a quello che conoscevamo. Insomma, appare chiaro come il materiale presente su “The Storm & The Horizon” sia parecchio e molto eterogeneo: peraltro, pur essendo la line-up attuale della band a tre, con Eddy Antonini (tastiere), Roberto Potenti (basso e chitarre) e Ashley (voce), presenta in realtà una formazione molto aperta, che vede coinvolti una cinquantina di musicisti, tra cui anche alcuni ex membri come Fabrizio Romani, Federico Ria e Fabio Dozzo (storico cantante della band fino al 2005), ciascuno in grado di apportare un proprio significativo contributo. Tra i numerosi guest, oltre a Max Ferri che suona alcuni assoli di chitarra, segnaliamo anche Helena Tironi degli Infinity (band in cui militano, guarda caso, anche Romani e Ria), Federico Vazquez (violino), Savannah Ferguson e Kimura RisaRock. Per celebrare dunque i loro vent’anni, gli Skylark hanno davvero pensato di fare le cose in grande: fondamentalmente, tuttavia, ci sembra che “The Storm & The Horizon” possa più che altro essere un prodotto rivolto soprattutto ai fan della band, in quanto più di chiunque altro possano essere in grado di apprezzare al meglio una versione piuttosto che un’altra di un singolo brano e notare tutte le differenze. Detto questo, si sarebbe magari potuto fare a meno di qualcosa, in quanto non tutto il materiale incluso, della durata complessiva di circa cinque ore, appare di elevato livello qualitativo. Certo, colpisce il fatto che, pur essendo questo cofanetto una pubblicazione in qualche modo celebrativa, di fatto rivede, “corregge” e rivisita parte della discografia degli Skylark (ri-registrando, come precisato, tra l’altro, addirittura un intero album!) rispetto a quella che è l’attuale incarnazione della band: una scelta, questa, che magari potrebbe anche apparire persino eccessiva a chi, nel corso di questi vent’anni, ha davvero seguito ed amato la band per tutto quello che ha fatto.
