SLAYER – Repentless

Pubblicato il 23/09/2015 da
voto
7.0
  • Band: SLAYER
  • Durata: 00.41.57
  • Disponibile dal: 11/09/2015
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

Per la prima volta in tre “decades of aggression”, un album degli Slayer è accompagnato da una palpabile aurea di scetticismo. I titani del thrash hanno infatti perso un membro fondamentale come Jeff Hanneman, chitarrista che ha plasmato il sound della band sin dagli esordi e, in generale, uno dei più grandi compositori e musicisti nell’intero universo metal. La band ha inoltre allontanato il Re tra i batteristi Dave Lombardo, fondatore, innovatore, ispirazione per una generazione di musicisti… tutto per mere questioni economiche. Per molti gli Slayer sono comunque già finiti, date le premesse, per altri hanno perso un’occasione per chiudere in bellezza. Quasi tutti si son chiesti, almeno una volta, l’effettiva necessità di questo nuovo capitolo discografico, pur non andando a scalfire l’immortale status di “divinità” che il gruppo ha meritevolmente acquisito. “Repentless” è la risposta di Kerry King, che interviene con tutto il suo bastardo cinismo imponendo uno “show must go on” in faccia ai dubbi, a un Mayhem Fest da co-headliner sepolto a causa della scarsità dei partecipanti, all’etichetta storica American Recordings che, stringi stringi, gli ha sbattuto le porte in faccia con una proposta di rinnovo ridicola. Il dodicesimo album in studio è andato a plasmarsi come un vero e proprio “Kerry King Show”, con Gary Holt escluso dal processo di songwriting (il chitarrista firma solo qualche assolo), il contributo del socio Araya nella sola “Atrocity Vendor” e una traccia postuma, scritta a quattro mani con Hanneman (“Piano Wire”). Sin dal primo ascolto si capisce che siamo davanti ad un disco che vuol riprendere l’essenza della band, correndo sulla propria pista preferita ad altissima velocità e accantonando ogni tipo di sperimentazione. L’opener strumentale “Delusions of Saviour” odora dello zolfo di “South Of Heaven”, mentre “Repentless” e “Take Control” partono in quarta, celebrando quella velocità per cui i fan perdono la testa. Il cuore dell’album ha alti e bassi: tra episodi incerti come “Chasing Death” e “Implode” emerge “When the Stillness Comes”, un buon pezzo che che richiama “Spill the Blood” e “Dead Skin Mask” e rende omaggio al lato più lento della band senza scadere nella parodia. Si torna a fare sul serio quando arrivano “Atrocity Vendor” e “You Against You”, che strizzano l’occhio all’hardcore punk tanto amato da Hanneman e, assieme alla riesumata “Piano Wire”, formano un terzetto in onore del fratello caduto, dimostrando che i superstiti, in fondo in fondo, un cuore ce l’hanno. Nonostante la perdita devastante sia evidente, soprattutto nelle parti soliste – Holt, da turnista di Serie A, si limita a fare il suo e a farlo bene – King fa del suo meglio e paradossalmente, con una sola penna sul tavolo, il lavoro diventa nel complesso più solido e coeso dei due capitoli precedenti. Nessuno metterà “Repentless” accanto ai grandi classici della band, insomma, ma, preso atto della volontà di mister KK, bisogna ammettere che quando gli Slayer rimangono fedeli a se stessi sono ancora in grado di scrivere una raccolta degna di entrare nella discografia del gruppo, da consumati professionisti quali sono, anche privati della metà dei membri originali.

P.s.: lode a Nuclear Blast per aver regalato al gruppo dei packaging sfiziosi come mai in carriera: la “metal eagle” girerà davvero a lungo tra i collezionisti!

TRACKLIST

  1. Delusions of Saviour
  2. Repentless
  3. Take Control
  4. Vices
  5. Cast the First Stone
  6. When the Stillness Comes
  7. Chasing Death
  8. Implode
  9. Piano Wire
  10. Atrocity Vendor
  11. You Against You
  12. Pride in Prejudice
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