SLEEP – Dopesmoker

Pubblicato il 01/05/2012 da
voto
8.5
  • Band: SLEEP
  • Durata: 01:15:07
  • Disponibile dal: 08/05/2012
  • Etichetta: Southern Lord
  • Distributore: Goodfellas

Per chi non ha familiarità con questa opera, prima di leggere oltre, si guardi qui sotto la tracklist e la durata totale del disco. Ci siamo capiti. Un’odissea. Con questa semplice accezione si potrebbe riassumere ciò che è a tutti gli effetti l’archetipo dello stoner metal. Il sommo prototipo del metal piegato alla psichedelia più scellerata e alla bieca venerazione dello stato di alterazione più totale che si possa concepire provocato dalla cannabis. “Dopesmoker” è un’impresa titanica. Un opera la cui colossale epicità e inestimabile profondità è superata solo dalla folle ambizione con la quale è stata realizzata. Questo album è talmente ambizioso, astratto e folle, che da un lato ha provocato danni incalcolabili, ovvero lo scioglimento della band – completamente incapace di spiegare la logica del lavoro alla propria etichetta di allora, la major London Records – e dall’altro ha generato un fenomeno di culto raramente visto prima. Quando gli Sleep si sciolsero, completamente incapaci di accettare la pubblicazione di qualunque altra cosa che non fosse questa canzone disumana (si vocifera che tutti i soldi dati loro dall’etichetta per riscrivere e registare il disco, la band li abbia spesi in quintali di marijuana, rifiutandosi di scrivere altro), erano una band completamente undergorund, che raramente suonava al di fuori della loro natia San Francisco Bay Area. Erano un band borderline, perennemente persa in una nube tossica e in un perenne stato di stasi e accidia narcotica. Suonavano poco, e quando suonavano lo facevano per lo più di spalla a qualche altra band di passaggio in città, nonostante il precedente contratto con la Earache e l’attenzione delle major a fine carriera. Oggi, quattordici anni dopo lo scioglimento, a questa band i promoter offrono somme da rockstar per suonare e i numeri smossi in sede live dalla formazione americana eclissano completamente quelli dei loro impegni full-time, ovvero gli Om di Cisneros e gli High On Fire di Pike, segno inequivocabile che questa band è etichettabile in un solo modo, ovvero con la parola ‘culto’. Senza alcuna gavetta, senza alcuna perseveranza e senza alcun percorso necessario, gli Sleep sono diventati leggendari, ed il motivo di un tale status è tutto racchiuso in questo lavoro colossale, che è a tutti gli effetti il coronamento di una ambizione e di una visione musicale di insieme che nessuno si sarebbe mai sognato di vedere realizzate. La solita Southern Lord ci riconsegna l’opera ‘restaurata’, con un mastering scintillante e un nuovo bellissimo e azzeccatissimo artwork firmato da Arik Roper, portando il numero delle ristampe del disco a quattro in quattordici anni, altro segno inequivocabile che di questo album non si smetterà mai di parlare, che tutti vogliono esserne parte, e che è stato, è, e rimarrà sempre tremendamente attuale e misterioso, eterno catalizzatore delle più disparate e morbose attenzioni. Ultima nota introduttiva, a delineare una ‘pecca’ di questa reissue della Southern Lord: la bonus “Sonic Titan” che chiudeva la ristampa della Tee Pee – quella che tutti fino ad oggi definivano la versione ‘definitiva’ di “Dopesmoker” – in questa sede è stata sostituita da una registrazione live di pessima qualità di “Holy Mountain”, che, se da un lato un pochino erode il senso di totale fierezza della title-track, dall’altro rende bene l’idea dello stato perennemente narcotizzato e allucinato in cui viveva la band. Descrivere il contenuto di “Dopesmoker” è un po’ come descrivere il concetto di Ade, Atlantide o di qualunque altro elemento astratto o mitologico: è un qualcosa che si è eccitatissimi di fare finchè appunto non arriva il momento di farlo, perchè, all’improvviso, ci si accorge impotenti che le parole per spiegarlo non esistono. La canzone-monolite si apre partendo da una voragine, dall’assenza e dal vuoto come sostanza. I riff sono talmente sfumati, stonati, dilatati e rallentati da sembrare una marea di fumi tossici. Non vi è ombra delle voci per ben tredici minuti dall’apertura del disco. Il basso di Cisneros sembra il gorgoglio della pancia di un orco affamato svegliatosi da un sonno millenario: brontola, grugnisce e mormora frasi sconnesse mentre cerca di alzare la testa al di sopra della marea di watt sconfinata che Pike vomita senza sosta. Le percussioni di Chris Hiakus (che poi diede il taglio mantrico-tibetano alla musica degli Om) è di quanto più ‘imbabolato’ e ipnotizzato si possa sentire. Le sue ritmiche sembrano il frutto di un trance, di un coma lucido, di una sorta di stato onirico e sognante soffocante. Si ripetono in loop quasi fossero i tamburi di una processione e il loro arrangiamento quasi ciclico è perfetto e fa letteralmente sprofondare chi ascolta in un bizzarro e surreale stato di trance. L’intera canzone sfrutta la ripetitività e l’astrazione totale come struttura. All’ascolto di questa opera titanica sembra che il tempo si fermi, che lo spazio si deformi, che ci si stia aprendo una voragine sotto ai piedi ed un vortice di nubi immense sopra la testa. Tutto sembra procedere al rallentatore in un surreale stato di continua liquefazione psichedelica. E’ incredibile come questo album veramante colpisca l’ascoltatore al di là del semplice ascolto. Quando si approcciano i quarantacinque minuti di immutata, soffocante, ripetitiva e ossessiva pesantezza, la mente comincia letteralmente a cedere, e non resta che lasciar perdere qualunque tentativo di ‘capire’ il lavoro e semplicemente lasciarsi andare fino alla fine, per poi risvegliarsi con il silenzio, che una volta arrivato sembra anormale e completamente deforme. Siamo assolutamente consapevoli di quanto il format e il concetto di questo album titanico siano completamente fuori dalla grazia di Dio e di come “Dopesmoker” possa essere bollato velocemente come infruibile. Ma si diceva la stessa cosa dei film di Luis Bunuel e di David Lynch, che, dopo decenni di critiche e stroncature, oggi tutti chiamano maestri. Semplicemente, noi non stiamo certo qua a giudicare i dischi da quanto sia facile ascoltarli, fruirli o capirli. Noi siamo qua a contemplare il risultato finale stravolgente di un’opera che è riuscita in ben sessantré interminabili e ininterrotti minuti di delirio psichedelico perssocche’ totale, a darci un’esperienza, per quanto diversa e ostica, profondissima e senza eguali. A conti fatti, “Dopesmoker” potrebbe essere l’album più epico mai realizzato.

 

TRACKLIST

  1. Dopesmoker
  2. Holy Mountain (Live At The I-Beam San Francisco, CA. 1994)
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