SLEEPING GIANT – The Beauty Of Obliteration

Pubblicato il 01/02/2026 da
voto
6.5
  • Band: SLEEPING GIANT (IS)
  • Durata: 00:35:13
  • Disponibile dal: 06/02/2026
  • Etichetta:
  • Octopus Rising

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Gli Sleeping Giant sono un gruppo islandese fondato diverso tempo fa, ma che solo ultimamente sta facendo capolino sulla scena metal internazionale; questo “The Beauty Of Obliteration” è il loro debutto sulla lunga distanza (in tutti i sensi) e a grandi linee è proprio ciò che ci si aspetterebbe da un gruppo doom metal nordeuropeo.
L’Islanda è solitamente terra di avanguardie musicali, ma gli Sleeping Giant se ne tengono ben lontani, optando piuttosto per un suono sfacccettato e con qualche spunto di originalità, ma saldamente ancorato agli anni Novanta.
Innanzitutto c’è il doom britannico, ma non quello della sacra triade della Peaceville (Paradise Lost, Anathema e My Dying Bride), bisogna piuttosto tirare in ballo i Cathedral di “The Ethereal Mirror” o “Carnival Bizzarre”; poi abbiamo un po’ di sludge degli Stati Uniti (Down, primi Mastodon e High On Fire su tutti), ed infine si avvertono alcune reminiscenze di metal estremo del Nord Europa, che siano i primi Tiamat o Amorphis o il melodic death metal di Göteborg più cadenzato.
In tale commistione sta forse la chiave di lettura: i sei ragazzotti di Reykjavik si vanno a inserire in un registro stilistico a metà strada tra il doom classico e il metal estremo, e di certo non arrivano primi in questo, ma lo fanno comunque con convinzione e a modo loro, traslando la materia sludge d’oltreoceano su binari tipicamente nordeuropei e prediligendo l’approccio metal a quello hardcore.

L’opera consta di sei pezzi di lunghezza medio-lunga, come si conviene al genere, con l’eccezione della quinta “Venom Ripper, Gorgon Blaster”, breve e veloce; il terzo brano, “The Monk”, appare quello più interessante, in virtù dei numerosi e repentini cambi di velocità che donano imprevedibilità e riescono a tenere alta l’attenzione, ma il disco si mantiene comunque su livelli dignitosi lungo tutta la sua durata, anche se talvolta il fluire dei riff non risulta così avvincente e si fa un po’ fatica a seguire la band nelle sue scorribande sonore.
Fra tutto quanto, l’aspetto più estremo è la voce del cantante Oddur Freyr Þorsteinsson, un growl profondissimo che starebbe bene anche su un album di funeral doom. Laddove, ad esempio, alcuni passaggi potrebbero ricordare gli ultimi Orange Goblin più metallici (vedi l’ultima “Abysmal Flame”), il cantato spinge invece su altri lidi; il carisma c’è, la tecnica pure e Oddur Freyr porta a casa il risultato, ma l’assenza di un cantato più versatile un po’ si avverte, in particolar modo nei frangenti più tipicamente doom, come ad esempio sul pezzo di apertura “Conqueror” – tra le più lineari del lotto – che necessiterebbe di qualche variazione di registro al fine di rendere la parte vocale più incisiva e veramente memorabile.
Bene anche l’operato degli strumentisti: interessanti le armonizzazioni fra le tre chitarre, quadratissima la sezione ritmica, ma è tutto l’insieme più che altro a funzionare, e sembrerebbe proprio il frutto di molti anni di rodaggio fra i vari membri.

Il lavoro complessivamente ricorda una specie di uovo di Colombo: dopo aver scelto fra gli innumerevoli sottogeneri del metal lo stile che più si confà ai propri talenti, gli isolani provano a suonarlo al meglio delle loro capacità, divertendosi e cercando di divertire l’ascoltatore; l’intento magari non sempre va a buon fine lungo il corso dell’album, a causa di una certa macchinosità di fondo, ma lo sforzo c’è, è palpabile e riteniamo vada comunque premiato.
Tornando al discorso iniziale, non si può certo dire non siano in qualche maniera legati al territorio, ma in questo caso senza folk o sperimentazioni come succede invece per altre formazioni: le scelte melodiche richiamano scenari nordici piuttosto che quelli torridi e assolati dei gruppi sludge-doom statunitensi, ma non troverete nella musica degli Sleeping Giant le suggestioni drone-doom degli Pthumulhu, le virate new wave o viking dei Sòlstafir o le peculiarità di altri loro conterranei, solo quaranta minuti scarsi di sano e sincero metal d’antan.

TRACKLIST

  1. Conqueror
  2. Mobilizer Of Evil
  3. The Monk
  4. Slay The King Of Hell
  5. Venom Ripper, Gorgon Blaster
  6. Abysmal Flame
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