SLIPKNOT – .5: The Gray Chapter

Pubblicato il 15/10/2014 da
voto
7.5
  • Band: SLIPKNOT
  • Durata: 01:03:51
  • Disponibile dal: 21/10/2014
  • Etichetta: Roadrunner Records
  • Distributore: Warner Bros

Ci sono molteplici fattori che ci rendono stupiti davanti alla stessa esistenza di questo disco. La morte di Paul Gray il 24 maggio 2010 ha messo in discussione il futuro del gruppo ed è stata seguita da rivelazioni ed accuse destabilizzanti da parte della vedova Brenna. L’uscita / licenziamento della colonna portante Joey Jordison, con conseguenti cause legali, sembrava un colpo letale arrivato proprio al sudato inizio delle attività, aggravato dallo stato di tensione tra Root e Taylor, col primo allontanato (?) dagli Stone Sour a lavori inoltrati. In un modo o nell’altro, per amore dei propri fans per obblighi contrattuali o per decisioni degli amministratori delegati della ‘Slipknot Inc.’, il capitolo cinque si è davvero materializzato, prendendo possesso dal primo teaser di buona parte dell’annuario 2014 dedicato all’Heavy Metal. Il primo ascolto non è stato facile e, siccome i successivi ci hanno portato a rivalutare un’opera di cui si parlerà moltissimo, vogliamo specificare che la chiave di lettura per apprezzare “.5: The Gray Chapter” è accettare la componente melodica nelle vocals di Corey Taylor. Certamente non si è obbligati a farlo: sebbene le clean siano presenti da sempre nella musica dei mascherati in molti non saranno pronti all’uso sfrontato dell’ugola d’oro, per la prima volta senza effettistica e sorretto da sovraincisioni e cori, ad invadere quasi tutte le canzoni della track list. Non si sono mai sentite in catalogo canzoni come “Killpop”, “Goodbye” e “If Rain Is That You Want”, che pur svoltando in uno spettro sonoro nelle coordinate del gruppo assomigliano di fatto, soprattutto ai primi ascolti, ad un’invasione del biondo con gli occhi azzurri in pieno territorio Stone Sour. Un ragionamento che tornerà a più riprese anche ascoltando le tracce più heavy, ad esempio “AOV”, e che si risolve andando a definire il peso specifico sicuramente maggiore del logorroico vocalist, che ha evidentemente spinto in tale direzione, e l’attuale corso della band, che con tutta probabilità per evitare la rottura ha abbracciato queste spinte. Con queste premesse si realizza che con tutta probabilità “.5: The Gray Chapter” è il migliore disco che gli Slipknot abbiano potuto realizzare nel loro delicato momento storico. Andiamo ad analizzare le motivazioni. In primis la tracklist può essere elevata a modello di paragone: la successione delle tracce è perfetta e rende l’ascolto di un’ora scorrevole e digeribile quasi si trattasse di un concept album, complice la varietà delle tracce. La raccolta è chiaramente studiata in maniera dettagliata, anche per la messa in luce di quasi tutti gli elementi in gioco, col tocco di classe nel mixing della predilezione per il basso in un disco dedicato proprio al #2. Senza risultare forzato viene a galla un tributo sentito a Gray, dal titolo ai testi in maniera più o meno esplicita (“Goodbye”, “Skeptic”). Abbracciando le tendenze di Taylor, il resto della band ha girato le richieste al meglio andando ad ampliare il bagaglio emotivo ed allargando lo spettro sonoro, restando comunque fedele a se stessa. Oltre a questo c’è un ripescaggio del meglio della propria discografia, con bordate che tutti aspettano da anni come “Sarcastrophe”, “Custer” e “The Negative One”, uniti a singoli dal grande potenziale come “Nomadic”, la già citata “Killpop” e l’apripista eccellente “The Devil In I”. Andando a soppesare il più grande svantaggio del post-Gray/Jordison, bisogna dire che il risultato è soddisfacente: il nucleo Root/Crahan ha lavorato sin da fine 2013 alla stesura delle demo indottrinando il nuovo batterista e ricreando un pattern di sezione ritmica incredibilmente vicino all’orginale, con il basso suonato quasi per metà delle tracce dall’ex Stone Sour. L’assenza di Jordison e del suo stile inconfondibile si sente e continuerà a far male, ma una figura in secondo piano, assieme a percussioni solo di contorno, ha contribuito a snellire un suono che in passato è stato sin troppo incentrato su batteria e percussioni, costituendo una novità interessante. Questo suono più lineare e meno stratificato è l’essenza di “.5” ed è l’incarnazione del nuovo corso della band, che a conti fatti riesce a confezionare un disco solido dall’inizio alla fine, senza punti deboli ed interamente riproponibile in sede live. Non possiamo che accoglierlo con benevolenza, considerando che la salute di una bandiera del genere heavy a livello internazionale influisce sulla salute della stessa scena modern metal. La rete è già impazzita. Ogni giorno i siti del settore non parlano d’altro e il dibattito infuoca le reti social. Ancora una volta nuove maschere, nuova musica e una nuova pagina. Gli Slipknot, con polemiche, scelte chiaccherate e un disco che non deluderà i propri Maggots, tornano a stupire.

TRACKLIST

  1. XIX
  2. Sarcastrophe
  3. AOV
  4. The Devil in I
  5. Killpop
  6. Skeptic
  7. Lech
  8. Goodbye
  9. Nomadic
  10. The One That Kills the Least
  11. Custer
  12. Be Prepared for Hell
  13. The Negative One
  14. If Rain Is What You Want
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