7.5
- Band: SLOUGH FEG
- Durata: 00:37:33
- Disponibile dal: 08/05/2009
- Etichetta:
- Cruz Del Sur Music
- Distributore: Audioglobe
Mike Scalzi è un grande. E’ un grande perché nell’arco di quasi vent’anni ha composto sette dischi fregandosene altamente del loro appeal commerciale. Mike ha sempre puntato a scrivere e pubblicare ciò che piace a lui, rimanendo fedele alla propria causa anche quando si è trattato di dare alle stampe album con copertine abbastanza insolite (guardate questa…), pezzi con titoli curiosi e che possono durare dieci minuti o al contrario tre scarsi, apparendo quasi tronchi ad un primo ascolto. Poco importa dunque se gli Slough Feg sono oggi un gruppo così distante dalle masse e apprezzato da una schiera ristretta di cultori: il loro metal, oggi dalle tinte particolarmente settantiane e influenzato da Thin Lizzy, Iron Maiden e Manilla Road, ha un suo preciso marchio di fabbrica. Il nuovo “Ape Uprising" prosegue fieramente su questa strada, con otto brani tanto classici e retrò quanto ispirati e originali non solo nella musica ma anche nei testi riflessivi e velati di sarcasmo. Il disco si apre con “The Hunchback Of Notre Doom” il brano più ostico e meno orecchiabile del lavoro, con la voce inconfondibile di Mike che si staglia su delle ritmiche dilatate, pesanti, sabbathiane e doom come il titolo stesso indica. Più accessibile e sostenuta la successiva “Overborne”, dove le chitarre iniziano ad esprimere il tipico trademark del gruppo, con cavalcate e parecchie incursioni soliste. La brevità del pezzo lo fa sembrare quasi un’intro per la successiva titletrack, un brano di ben dieci minuti, epico, variegato e imprevedibile che con i suoi numerosi cambi di tempo rappresenta l’apice compositivo del disco. Più hard rock anni settanta è “Simian Manifesto”, mentre con la più melodica e breve“White Cousin” il gruppo tocca un altro punto di massimo grazie ad un ritornello semiacustico dalla bella linea vocale, che valorizza l’espressività del singer. Anche qui i giri melodici e le armonizzazioni delle chitarre trovano molto spazio. Anche la produzione è dannatamente retrò e quindi in linea con la filosofia del gruppo. “Ape Uprising" è dunque un album non adatto a tutti i palati ma che grazie alla sua vena creativa non certo comune e distante dai cliché ultra-abusati, si pone tra le uscite più interessanti di questi primi mesi del 2009 in ambito classic.
