SLOWDIVE – Slowdive

Pubblicato il 09/08/2017 da
voto
8.5
  • Band: SLOWDIVE
  • Durata: 00:46:01
  • Disponibile dal: 05/05/2017
  • Etichetta: Dead Oceans
  • Distributore:

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Da qualche anno, ormai, lo shoegaze è prepotentemente tornato nel circuito indie di buona parte del mondo, ovviamente partendo dal Regno Unito, per diffondersi tanto geograficamente quanto nelle commistioni musicali, tanto che il suo ‘matrimonio’ con il black metal è talmente assodato da essere ormai riconosciuto come un vero e proprio genere a sé stante, i cui esponenti di spicco sono, probabilmente, i francesi Alcest con la svolta impressa da Neige dopo i primissimi esordi e la collaborazione con Famine dei Peste Noire. Se esiste una band cui gli Alcest pagano un fortissimo tributo, questa risponde sicuramente al nome di Slowdive. Formatisi nel 1989, gli Slowdive (già dal loro nome) collocano chiaramente le loro radici nel post-punk e nella new wave. Senza disquisire troppo sul genere della ‘scena che si autocelebra’, possiamo dire che il sound della band di Rachel Goswell e Neil Halstead ha tutte le caratteristiche per imporsi: dalle melodie tipicamente british a quei suoni di chitarra così particolari e innovativi. Forse, per descrivere il sound degli Slowdive, il termine ‘dream pop’ è più appropriato, dato che il sound dei tre dischi pubblicati dalla band tra il 1991 e il 1995 è trasognante e molto atmosferico, anche se ricco di quel particolare suono tipico dello shoegaze; certo è che la breve ma intensa discografia del gruppo lasciò decisamente il segno e le influenze degli Slowdive andarono molto oltre quello che la loro breve discografia potesse far pensare. Dopo lo scioglimento (o, meglio, la trasformazione della band che cambiò nome in Mojave 3), vari problemi di salute che colpirono negli anni a seguire Rachel ed il declino del genere, era francamente improbabile aspettarsi qualcosa di nuovo dagli Slowdive che, inevitabilmente, caddero nel dimenticatoio , restando una band per appassionati. Tutto questo fino al 2014, quando la band annunciò una reunion: alcuni concerti e, finalmente, nel 2016 l’annuncio che gli Slowdive stavano lavorando a un nuovo disco, il quarto lavoro che, ventidue anni dopo “Pygmalion” li riporta sulla scena discografica e musicale. Perdonateci la lunga introduzione, ma contestualizzare una band che per alcuni è un punto di riferimento e per altri è totalmente sconosciuta ci sembrava importante. Ma questo ritorno è all’altezza di un nome tanto importante? Chiariamolo subito: assolutamente si. L’opener “Slowmo” sembra continuare da dove tutto si era interrotto e lo fa in modo semplice, con una melodia tanto banale nell’esecuzione e nella struttura quanto evocativa fin dal primissimo ascolto che raggiunge l’apice nel finale, quando la voce di Neil abbandona lentamente il campo a quella di Rachel. Il singolo “Sugar For The Pill” è un capolavoro, con un basso dominante e le chitarre arpeggiate che dipingono un crescendo intimo eppure evocativo e malinconico; “Go Get It” ci regala quel sound di chitarra così distorto e ricercato tipico del genere, creando un sound che, in modo quasi unico, riesce ad ammaliare i fan della prima ora, ricordando la nascita dello shoegaze e del dream pop, ma risulta moderno, talmente attuale che potrebbe provenire dalla nuova ‘sensation band’ indie di ragazzini. In questo si misura la caratura della grandezza degli Slowdive, una musica che quasi non si può collocare temporalmente, fatta di suggestioni rarefatte, suoni costruiti con perizia meticolosa, maniacale a volte quasi prossimi al rumorismo, altre dolci e delicati. Anche la potenza vicina al brit-pop di “Everyone Knows” riesce ad essere perfettamente a tema con il disco, ma quando ci sono le voci e le chitarre di Rachel Goswell e Neil Halstead, tutto sembra naturale; il puntiglioso lavoro di ricerca di suoni e arrangiamenti svanisce e ci si trova trasportati in un mondo crepuscolare, romantico (in senso letterario) e trasognante. Questo comeback è uno dei migliori degli ultimi anni, qualcosa che fa riflettere e non dà neanche per un secondo l’impressione di essere dettato da logiche commerciali. Procuratevi assolutamente questo disco, alzate il volume per assaporarne la produzione ed i suoni e lasciatevi trasportare nel ‘lento tuffo’ in un mondo lontano, eppure così vicino (e, si, il gioco di parole richiama Wim Wenders, perché la potenza visionaria del cineasta tedesco ci ricorda, in qualche modo, la musica degli Slowdive).

TRACKLIST

  1. Slomo
  2. Star Roving
  3. Don't Know Why
  4. Sugar For The Pill
  5. Everyone Knows
  6. No Longer Making Time
  7. Go Get It
  8. Falling Ashes
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