5.5
- Band: SMOKE MOUNTAIN
- Durata: 00:37:53
- Disponibile dal: 28/03/2025
- Etichetta:
- Argonauta Records
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Attivi dal 2015, gli Smoke Mountain arrivano ora al secondo full-length quattro anni dopo il debut “Queen Of Sin”, pubblicato, per loro sfortuna, nel marzo 2020. Per un gruppo che suona stoner metal, un genere che trova dal vivo una dimensione a dir poco ideale, aver debuttato nel momento meno adatto della storia contemporanea – praticamente in pieno lockdown – è stato senz’altro frenante, ma il trio della Florida, formato da Lee Pitt, sua moglie Sarah e suo fratello Brian, non ha mollato la presa.
Bisogna dirlo, le canzoni di “The Rider” non brillano per originalità, e di per sé questo non sarebbe un grosso problema, qualora il gruppo mostrasse di avere una certa personalità in fase di interpretazione ed esecuzione. Questo, purtroppo, non accade o almeno, da queste registrazioni, non appare evidente.
Inoltre, introdurre l’album con un riff quasi uguale a quello di “Black No. 1” dei Type O Negative, piazzato all’inizio di “Hell Or Paradise”, di certo non solletica le migliori aspettative nei confronti del resto della scaletta.
Lo stoner metal dei nostri appare statico perfino quando le chitarre iper-distorte e il cantato di Sarah Pitt (che, va detto, è un po’ monotono) si vestono di influenze alquanto insolite, come accade in “The Way To Heaven”, in cui fanno capolino, sorprendentemente, i Distillers di Brody Dalle in versione rallentata, in un punk rock stradaiolo e impetuoso coi suoni mutuati dallo stoner. Similmente accade con l’incedere doom di “The Sun And Heavens Fall” e “Demon”, dove la sezione ritmica non ingrana mai il groove adatto per far decollare il riffing.
Ci sono, tuttavia, momenti più coinvolgenti di altri: è il caso di “Bringer Of Doom”, che ha la linea vocale decisamente migliore del lotto, o di “Smoke Mountain”, posta in chiusura, nella cui natura lo-fi si configura la dimensione ideale del gruppo, quella più ruvida e rumorosa, dove, più che le melodie, la fanno da padrone le atmosfere e i feedback.
“The Rider”, insomma, non è totalmente privo di buone suggestioni, ma appare nel complesso poco a fuoco e i già citati episodi in cui il trio pare più a suo agio sono un guazzabuglio di cliché ben radicati nella storia del doom e dello stoner metal, già sentiti altrove. Aspettiamo, insomma, il traguardo del terzo album, sperando che gli Smoke Mountain sapranno focalizzare meglio la loro proposta.
