SOIJL – Endless Elysian Fields

Pubblicato il 20/10/2015 da
voto
7.5
  • Band: SOIJL
  • Durata: 00:57:21
  • Disponibile dal: 21/09/2015
  • Etichetta: Solitude Prod.
  • Distributore:

La Solitude Productins, da qualche anno a questa parte, non sbaglia un colpo e la sua dedizione alle sonorità doom (che esclude, a parte qualche rara eccezione, le band stoner e psychedelic, quasi a rifiutare la ‘moda’ attuale) è encomiabile. Così ecco che Evgeny Semenov ci regala un’altra perla di doom misto a melodia death, qualcosa che non va confuso con il funeral, tanto che il progetto è nata come solo project di Mattias Svensson, già chitarrista dei Saturnus. Diciamo subito che il sound dei Soijl è più estremo e malinconico di quello della band danese e ricorda più i primi lavori di Swallow The Sun e Katatonia (con le debite distanze qualitative); il sentimento che pervade questo “Endless Elysian Fields” è la tetra e drammatica ineluttabilità, una pesante e morbosamente affascinante tristezza, fatta di lunghi riff dagli intrecci melodici che trasudano malinconia e disperazione Non c’è quella componente ctonica tipica di molte band simili, ma invece c’è una lacrimosa pesantezza che rimanda, per intenderci, ai compagni di scuderia Helllight. Contraltare al lavoro compositivo e arrangiativo di Mattias, c’è la voce di Henrik Kindvall che alterna un predominante growl con scream e rare parti pulite. L’esordio dei Soijl ci getta in un abisso di morte e desolazione, dove ogni pennata di chitarra è un taglio inflitto alla nostra carne, un disperato grido di odio e auto-distruzione. Il disco parte subito bene, senza fronzoli, con pezzi di una durata media (visto il genere), che si attesta tra i sette ed i nove minuti; la band non appare mai prolissa e sembra trovare in questo tempo la giusta tara espressiva. E’ con la terza track che il disco svolta davvero, passando da un lavoro in grado di creare la giusta atmosfera a disco con la classica ‘marcia in più’: “Swan Song” è uno di quei pezzi che fa alzare la testa e sgranare gli occhi, un forte colpo allo stomaco che ci impedisce di qualificare il disco come una tra le tante uscite del genere. Altra gemma è “The Cosmic Cold”, dove i Soijl lasciano erompere la loro componente blackened death, pur restando fedeli alle atmosfere più cupe e raggelanti. Ma, forse, la summa perfetta del sound della band svedese è “Dying Kinship”, forse non la canzone migliore del disco, ma sicuramente quella più immediata e più in grado di mostrare tutti gli aspetti del gruppo. Non c’è dubbio che i Soijl abbiano per le mani la ricetta giusta e, con un debutto del genere, non possiamo che annoverarli tra le band da tenere d’occhio; certo “Endless Elysian Fields” non è un disco per tutti, gli difetta una dose di universalità che permetterebbe al gruppo di risultare appetibile anche al di fuori della cerchia dei fan del genere; per contro questo suo voler restare fedele a certi stilemi, contribuisce a creare un mood interessante e riuscito, specie per gli amanti delle sonorità più depresse e malinconiche. I Soijl, poi, sono dediti ad un genere ormai abbastanza raro, quel doom/death che era piuttosto in voga nel panorama estremo degli anni Novanta, qualcosa che non ha l’estrema lentezza sepolcrale del funeral doom e nemmeno l’aggressività del melo-death scandinavo; un tocco che potrebbe far felici i ‘vecchi’ cultori di un certo underground.

TRACKLIST

  1. Endless Elysian Fields
  2. Dying Kinship
  3. Swan Song
  4. The Formation Of A Black Nightsky
  5. Drifter, Trickster
  6. The Cosmic Cold
  7. The Shattering
4 commenti
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