7.0
- Band: SOLAR MANTRA
- Durata: 00:45:53
- Disponibile dal: 08/05/2026
- Etichetta:
- Argonauta Records
Nonostante lo stoner non abbia certo avuto la diffusione del grunge, in Italia sembra che tutti quelli a cui è capitato di ascoltare “Blues For The Red Sun” (come pure i dischi di band successive come i Dozer) in questi decenni siano stati ispirati a tal punto da voler formare una band, e sarebbe stupendo, in un futuro prossimo, poter classificare questo magnifico scorcio di deserto underground che attraversa il Paese, il quale include ad esempio i romani Solar Mantra, nati nel 2016 per esordire sulla lunga distanza nel 2021 con “Away”.
Ci sono voluti cinque anni per dare un successore a un debutto il cui tradizionale sound kyussiano emanava influenze psichedeliche e sludge, e “State Of Joyfull Lightness” (edito ancora dalla benemerita Argonauta Records) condivide molte caratteristiche col suo predecessore, non ultima quella di dedicare almeno un brano a fatti di cronaca nera (in “Away” il mostro di Firenze, qui il caso Sarah Scazzi).
Ciò detto, il nuovo album comunque mostra una crescita a livello compositivo, come testimonia la melodia leggera che decora l’incedere classicamente stoner (quasi una versione addomesticata di “Thumb”) di uno dei primi brani in anteprima, “Dynamite”, dove emergono inoltre le qualità di Tommaso Santillo come cantante.
Se “Avetrana” si muove in un contesto più disordinatamente punk rock, quasi fosse parte del repertorio dei Mondo Generator di Nick Olivieri, “Appaloosa” e “Morning Glory” sono invece due ballate elettriche, acidule e suadenti, con il primo pezzo (il migliore della raccolta, a parere di chi scrive) a seguire le orme dei Graveyard di “Lights Out”.
All’interno della scaletta si notano sforzi per deviare dall’ispirazione primaria, come in “A Brand New Grave”, capace di ricordare le scorribande dei Love Battery di “Far Gone” e “Straight Freak Ticket”, o in “Lucky Mia”, che riprende le intuizioni melodiche dei Dozer di “Through The Eyes Of Heatens”, anche se il nucleo del lavoro rimane saldamente ancorato alla scrittura di Garcia e Homme (“Piñacolada”, il dipanarsi lento dell’assolo di elettrica in “Shelter”).
Chiude l’album una versione di “Raging River Of Fear”, dal debutto dei Captain Beyond (1972) doverosamente appesantita dagli accordi ribassati, a dimostrare ulteriormente la connessione tra gli anni ’70 e la scena del Rancho De La Luna.
“State Of Joyfull Lightness” è quindi un lavoro che conferma la buona salute della scena stoner italiana e che non mancherà di attrarre l’attenzione della (a questo punto immaginiamo nutrita) schiera di appassionati del genere. Non un capolavoro, certo, ma un onesto album derivativo (e non nel senso negativo del termine) che scorre con piacere e di cui vi consigliamo l’ascolto, magari insieme al precedente “Away”.
