7.5
- Band: SOLEFALD
- Durata: 01:17:00
- Disponibile dal: 25/03/2003
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: Self
Spotify:
Apple Music:
Band che si diverte a spaccare il pubblico metal in due quella dei norvegesi Solefald, autori di una manciata di album di caratura decisamente massiccia, che trovano, almeno per chi scrive, un ideale picco compositivo nel secondo “Neonism”, disco che ci regalava sprazzi di genialità e ce li serviva contornati da schegge di delirante follia schizofrenica e da un concept che sintetizzava disperate visioni post-industriali e scintillanti archetipi pop. Dopo il buon “Pills Against The Ageless Ills”, vecchio ormai più di un anno, Lazare e Cornelius si ripresentano alle nostre orecchie con “In Harmonia Universali”, lavoro di complessità monumentale, costellato da intuizioni assolutamente luminose. Rispetto al passato più prossimo, pare che il duo norvegese abbia voluto riappropriarsi in toto di alcune bizzarrie che avevano reso grandi gli arrangiamenti di “Neonism”, inserendo nelle trame diagonali di brani come “Mont Blanc Providence Crow” una generosa macinata di suoni di hammond, strumento magistralmente violentato dal simpaticissimo Lazare, atti ad incorniciare un’atmosfera cangiante e imprevedibile. L’album si apre con due brani assolutamente strepitosi, “Nutrisco Et Extinguo” e la già citata “Mont Blanc Providence Crew”, perfetti in ogni cromatura, lucenti di bizzarria selvaggia (sentite l’inizio di “Mont Blanc…” in cui un riff Priestiano affiora in mezzo alle trame di organo ed ai vocalizzi geniali del buon Cornelius) e degni di essere inseriti nella top five delle migliori composizioni del gruppo (dominata, a mio giudizio, dalla devastante “Backpacka Baba” di “Neonism”). Dopo l’attacco davvero annichilente, il disco si adagia su una parte centrale di ardua decifrazione, in cui nostri passano al setaccio influenze che vanno dalle vocals liturgiche di “Christiania (E. Munch Commemoration)” all’attacco death metal di “Epitectus & Irreversibility”, dai virtuosismi jazzati di “Red Music Diabolos” alla splendida “Dionysify This Night Of Spring”, che sembra uscire dalle session dell’ormai citatissimo “Neonism”. L’ansia apocalittica di “Sonnenungtergang Im Weltraum” chiude il disco più complesso ed ermetico dei Solefald, intelligente al limite della boriosità, ma talmente imbevuto di classe sopraffina da potersi concedere anche qualche momento di divertita autoreferenzialità. Da avere. Da studiare. (Forse) da capire.
