SOLEFALD – Red For Fire – An Icelandic Odyssey Part I

Pubblicato il 08/11/2005 da
voto
7.5
  • Band: SOLEFALD
  • Durata: 00:54:24
  • Disponibile dal: 17/10/2005
  • Etichetta:
  • Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

E vai! Era ora, finalmente! La quinta meraviglia discografica dei Solefald è giunta infine a pieno compimento…o, almeno, quella che va ad assumere le sembianze della prima parte di un concept dilatato su due lavori. Da Cornelius e Lazare, il duo norvegese corpo e soprattutto mente della magica creatura Solefald, si sa, è lecito aspettarsi davvero di tutto: ogni loro opera, difatti, è usa allontanarsi quasi in modo inquietante da quella precedente…e neanche questa volta, risultando prevedibile nella sua innata imprevedibilità, la coppia di musicisti si è smentita. Da mesi, ormai, si sente parlare del nuovo lavoro della band come un epico ritorno al suono più barbaro del viking metal, come un recupero dell’essenzialità della loro musica – che, a dirla tutta, mai è stata essenziale – attraverso il rifugiarsi nella ghiacciata Islanda per riassaporare il concetto antico che, sul booklet di “The Linear Scaffold”, Cornelius e Lazare davano del loro suono: musica rossa dai confini neri. “Red For Fire” e “Black For Death”, appunto: questi i titoli dei due dischi che andranno a completare tale “odissea islandese”. E com’è, ordunque, il capitolo iniziale della saga? Sarebbe davvero inutile cercare paragoni nel passato della band, in quanto né il fulgido e crepuscolare rossore del già citato “The Linear Scaffold”, né i deliranti ed eclettici esperimenti di “Neonism”, né l’impressionante bellezza melodica del magnifico “In Harmonia Universali”, sono preponderanti su questo album. Forse, solamente il terzo “Pills Against The Ageless Ills” ha qualche deciso punto in comune con “Red For Fire”, probabilmente a causa della sua marcata pesantezza di fondo e per la poco diretta accessibilità delle composizioni. Quello che ci preme sottolineare in questa sede, innanzitutto, è che purtroppo stavolta i Solefald non hanno tirato fuori un capolavoro totale: ovvio, si rimane molto sopra la media dei dischi metal d’oggigiorno e, se la band voleva dare una personale interpretazione del viking metal, bisogna dire che ci è riuscita; d’altro canto, però, tracce quali “Where Birds Have Never Been” e “There Is Need” – guarda caso gli episodi più blacky del lotto – lasciano un po’ troppo d’amaro in bocca. Di canzoni che realmente si ascolterebbero in rotazione perenne, come poteva accadere per le vecchie “Countryside Bohemians”, “Omnipolis”, “Backpacka Baba”, “Charge Of Total Affect”, “Christiania (E. Munch Commemoration)”, ce n’è solo una, ovvero l’incantevole opener “Sun I Call” (poi sviluppata nella meno convincente, e conclusiva, “Sea I Called”). “Survival Of The Outlaw” e la lunga “Crater Of The Valkyries” sono brani più che buoni, ma carenti di parti memorabili, scevre di quegli emozionanti spezzoni cui i Solefald ci hanno ben abituato. “White Frost Queen” mischia alla grande il black, il folk, la musica classica, le atmosfere evocative e struggenti tipiche del combo, ma non basta a farci esaltare come in passato, posti di fronte ad un’opera scritta alla perfezione, ma forse troppo fredda e studiata. Nulla da eccepire sui gloriosi arrangiamenti di fiati, archi e tastiere, ed idem dicasi per le prestazioni vocali del duo norvegese (sebbene il cantato screaming e growl dei Solefald sia stato sempre ostico da digerire), stavolta coadiuvate anche da una controparte femminile. Un gran bel disco, quindi…non fraintendete le critiche negative rivolte a “Red For Fire”: tre capolavori e due ottimi album rendono comunque i Solefald un’entità musicale fra le più interessanti mai partorite dal genere umano. Provare e/o scoprire per credere.

TRACKLIST

  1. Sun I Call
  2. Survival Of The Outlaw
  3. Where Birds Have Never Been
  4. Bragi
  5. White Frost Queen
  6. There Is Need
  7. Prayer Of A Son ( Poem )
  8. Crater Of The Valkyries
  9. Sea I Called
  10. Lokasenna Part 1
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