9.0
- Band: SOLEFALD
- Durata: 00:39:19
- Disponibile dal: //1997
- Etichetta:
- Avantgarde Music
- Distributore: Self
“Burn the edges of your thoughts”.
Nel 1997 il black metal è in piena esplosione commerciale: all’ascesa sotterranea di fine anni ’80 e inizio anni ’90 fa seguito il successo di vendite di dischi quali “Dusk…And Her Embrace” dei Cradle Of Filth (1996) ed “Enthrone Darkness Triumphant” dei Dimmu Borgir (1997), mentre in ambito death, doom e gothic metal le sperimentazioni e le commistioni fra generi sono all’ordine del giorno. E ci sono poi alcuni gruppi black metal norvegesi – fra cui anche Ulver, Arcturus, Borknagar, The 3rd And The Mortal e …In The Woods – che si inventano un modo ardito e all’avanguardia di concepire il sottogenere della Fiamma Nera. Appunto, l’avantgarde black metal. E di nuovo appunto, “The Linear Scaffold” dei Solefald è sicuramente fra i più brillanti esempi (ed esordi) di questo complesso e controverso stile musicale. Complesso perché comunque necessita di tanta apertura mentale e pazienza per assimilare le sue sonorità; controverso perché i blackster integralisti non hanno mai visto di buon’occhio questa sorta di stupro nei confronti della radicalità del suono black primordiale.
Con solo il demo autoprodotto “Jernlov” all’attivo, il duo Solefald (un antico termine scandinavo che sta a significare ‘tramonto’), composto da Cornelius Jakhelln e Lars Are Nedland – in arte semplicemente Cornelius e Lazare – esordisce su full grazie all’interessamento della lungimirante label milanese Avantgarde Music, che scopre e valorizza “The Linear Scaffold” anche grazie ad un’elegante confezione in digipack con apertura a scatto all’epoca davvero quasi mai vista. La cover è accattivante e particolare – un dipinto del pittore norvegese Odd Nerdrum intitolato ‘The Return Of The Sun’ – così come la definizione data dagli stessi Solefald alla loro proposta, ovvero Red Music with Black Edges, musica rossa dai confini neri: sembra strano ed impossibile, ma se provate a leggere il testo e ad ascoltare la musica di “Red View” – per chi scrive il pezzo rappresentativo del disco – scoprirete come il motto di cui sopra sia pienamente azzeccato. “The Linear Scaffold” è un disco passionale, oscuro, drammatico ed epico, caratterizzato da una produzione decisamente underground – che a lungo ascoltare diventa un po’ anche uno dei tratti più peculiari del lavoro – e da un uso delle voci estreme piuttosto fastidioso. Lo screaming di Cornelius, infatti, è sgraziatissimo e acidissimo, quasi impossibile da reggere ai primi ascolti. Da contraltare, però, fa il corposo utilizzo di clean vocals evocative ed epiche, che donano tutta l’enfasi necessaria ad un album difficile da comprendere subito, ma che sa trasmettere emozioni a profusione. Si parte con “Jernlov”, traccia che alterna sfuriate infernali a brevi ed intensi passaggi acustici, non fra gli episodi migliori ma comunque una buona apertura; segue poi “Philosophical Revolt”, brano che è introdotto da un incipit al chiaro di luna ma che poi si trasforma in una cavalcata symphonic black metal, anch’essa inframezzata da sezioni acustiche stravaganti, ad esempio supportate anche da dei battiti di mani. Progressive, black sinfonico, true black metal, folk e filosofia sono le principali influenze dei Solefald in “The Linear Scaffold”, che vede appunto la sua massima espressione di violenza e riflessione in “Red View”, pezzo devastante in cui trova spazio anche uno scacciapensieri siculo. E’ la volta di “Floating Magenta” e il duo norvegese cambia completamente approccio alla composizione, piazzando nel bel mezzo del disco una breve ballata pianistica dal mood malinconico e commovente, nella quale piano e keyboards si amalgamano alla perfezione regalando attimi di pura tristezza. Un immenso capolavoro. Con “The Macho Vehicle” e “Countryside Bohemians” ci avviciniamo di più a territori ed ambiti folk: il giro iniziale della prima è inequivocabilmente folkish, ma anche in questo caso poi la song si sviluppa su ritmiche e atmosfere da black sinfonico avanguardistico, per un brano fra i più immediati del lotto; la seconda è invece strutturata in due sezioni, in quanto ad una spettacolare e lunga parte acustica e tribale con cantato recitato subentra all’improvviso un finale potente, furioso e lancinante come pochi. “Tequila Sunrise” allunga il discorso intrapreso da “Floating Magenta”, secondo episodio dedicato a voce (testo in norvegese) e pianoforte/tastiere: il mood è tenebroso, la classe sopraffina, il pezzo magico. Ennesimo masterpiece. Chiude “The Linear Scaffold” la canzone meno avvincente della tracklist, la ripresa in versione Solefald del poema “When The Moon Is On The Wave” di Lord Byron, traccia che aggiunge poco e con meno ispirazione a quanto già ascoltato nel resto dell’album. Un disco che, quindi, è imprescindibile per tutti i convinti e raffinati estimatori dell’avantgarde black metal. “The Linear Scaffold” è solo la prima pietra posta dai Solefald per costruire la loro brillante e sottovalutata carriera, ma già da questo lavoro si riesce a percepire la grandezza, il gusto compositivo e la particolarità lirica del duo scandinavo. L’underground ai massimi livelli.
“Devastating fire”.
