SOLEFALD – World Metal. Kosmopolis Sud

Pubblicato il 03/02/2015 da
voto
8.0
  • Band: SOLEFALD
  • Durata: 00:50:13
  • Disponibile dal: 02/02/2015
  • Etichetta:
  • Indie Recordings
  • Distributore: Audioglobe

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“Back to Africa, returning to the Source…”

Nel 2015 i norvegesi Solefald – al secolo Cornelius von Jakhelln e Lars Are Nedland – compiono vent’anni. E giustamente, senza peraltro rispettare nessun calendario prestabilito di sorta, si ripresentano sul mercato discografico con un nuovo full-length album, il primo che segue il loro insperato ritorno sui palchi a distanza di tre lustri dagli ultimi concerti (la pausa è durata praticamente dal 1998 al 2013). Se non siete stati su Plutone nelle ultime due decadi, di certo avrete sentito parlare del Dinamico Duo: genitore adottivo, se non proprio padre naturale, dell’avantgarde metal e dell’avant-black metal, il combo impressionò le oltranziste frange del Metallo Nero con il capolavoro “The Linear Scaffold” (1997), per poi ridefinire i contorni del terrorismo sonoro con l’avantissimo arazzo social-sonoro “Neonism” (1999), epitaffio degno di una fine di Millennio quanto mai caotica e poco rassicurante. Tirata all’epoca una precisa linea di demarcazione tra Genio Puro e Semplice Arte, tutto ciò che arrivò dopo, per i Solefald, è semplicisticamente ravvisabile come un immane rimescolio di intuizioni sopraffine e ispirazioni a tutto tondo: l’epopea aggressiva e cinematografica di “Pills Against The Ageless Ills”; la grandeur mastodontica di “In Harmonia Universali”; il ritorno alle origini folk-viking, ammantate di classe cristallina, con i due connessi “Red For Fire” e “Black For Death”, il primo poetico ma vulcanico, il secondo tanto imprevedibile quanto fantasioso; e infine, poco più di quattro anni fa, l’epica e nostalgica esplorazione dello stile di vita norreno in “Norron Livskunst”. Oggi, dunque, dopo un periodo passato in giro per l’Europa in tour e visite sparse per il mondo, da bravi girovaghi quali i Solefald (soprattutto Cornelius, scrittore, poeta e vero cittadino del mondo) sono, il Duo ha deciso di riaprire i propri orizzonti verso il ‘sud del mondo’, quel Kosmopolis Sud che altro non è che tutto ciò che sta al di fuori – a sud, perciò – del ‘limitato’ orizzonte nordico: da qui l’emblematico titolo “World Metal. Kosmopolis Sud” e la più che esplicita dichiarazione di intenti di riportare in vita, a mo’ di novello Capitan America, il loro disco più famigerato e discusso: ebbene sì, nel 2015 “Neonism” rivive e risplende! Ma diavolo…come rivive, vi chiederete, no? Be’, rivive in una perfetta traslazione di tempo, in un elegante invecchiamento di corpo per nulla accompagnato dall’avvizzimento dell’anima. L’anima, difatti, è quella che da sempre porta avanti l’astro dei Solefald, un Sole che mai tramonta e mai si rabbuia, forte di un fulgore esplorativo e di una costante ricerca compositiva in termini di rinnovamento e non-stagnazione; il corpo, invece, come ogni essere organico che sia tale, ha acquisito esperienze, è maturato, è cresciuto, ha imparato…e ora sa benissimo come dosare le energie, ottenere il massimo dalle sue forze, limare le imperfezioni e limitare le ingenuità innate nella troppa euforia artistica. “World Metal. Kosmopolis Sud” non potrà mai battere “Neonism” per il semplice fatto che viene dopo, ben quindici anni dopo, e non può avere, per ora, quasi nulla del suo deviato impatto storico; ma allo stesso tempo lo supera in qualità, in pulizia di suoni e in capacità compositive incanalate in sapienza sagace e sublime controllo. Tutto quanto, in questo nuovo album, è nuovamente fresco – come in “Neonism” – senza risultare acerbo oppure uno sterile tentativo di rinverdire i fasti: gli arrangiamenti sono millemila e non bastano venti ascolti per scoprirli tutti; il lavoro di Lazare con sample, beat elettronici (anche pesanti dosi di trance, techno e dubstep, attenzione!), synth e tastiere è il migliore in assoluto mai svolto per la band, davvero ineccepibile; la fantasia lirica di Cornelius, il suo valore nel songwriting e la sua incredibile versatilità vocale danno ancora una volta prova di essere quasi uniche nel mondo metallico (Devin Townsend probabilmente gli va oltre, ma insomma siamo lì); una produzione assolutamente potente e bombastica non lascia nessuno strumento nell’oblio, calando ogni traccia nella sua più consona dimensione atmosferica. E in più, a questo giro, reclutati già per i tour succitati, in “World Metal. Kosmopolis Sud” i Solefald hanno potuto avvalersi dei musicisti live degli In Vain in studio di registrazione (Sindre Nedland alla voce growl, Alexander Boe al basso, Petter Hallaraker alla chitarra), oltre che di Baard Kolstad (Borknagar, ICS Vortex, Leprous) alla batteria e alle percussioni. E se i Solefald ora si identificano con la fuorviante definizione ‘world metal’, non possiamo non convenire che il connubio di percussioni – strabordanti nel platter – la commistione di culture e artisti (ottimo il tanzaniano Anania Ngoliga) e l’idea di viaggio mondiale che fa sorgere il disco durante i ripetuti ascolti siano tutti vivi testimoni dell’identità globale e globalizzata che la Kosmopolis Sud (una più viscerale e primitiva Omnipolis, forse?) trasuda e respira. Avremmo ancora molto da dire riguardo le singole tracce di tale lavoro, in quanto ognuna ha una storia da narrare, rimandi da rammentare e particolari da dettagliare…ma davvero, non possiamo dilungarci troppo senza immaginare di tediarvi. E allora facciamo prima noi (e prima anche voi!) a spedirvi direttamente dal negoziante di fiducia o dall’Amazon di turno per permettervi di far vostra senza indugi l’Ottava Meraviglia del Mondo, il nuovo masterpiece dei Solefald. Andate e godetene al più presto.

“…Neonism revived, connecting to the Force”

TRACKLIST

  1. World Music With Black Edges
  2. The Germanic Entity
  3. Bububu Bad Beuys
  4. Future Universal Histories
  5. Le Soleil
  6. 2011, Or A Knight Of The Fail
  7. String The Bow Of Sorrow
  8. Oslo Melancholy
9 commenti
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