5.5
- Band: SOLEMNITY
- Durata: 01:15:25
- Disponibile dal: 15/05/2026
I tedeschi Solemnity (anche se, allo stato attuale delle cose, sarebbe più corretto utilizzare il singolare, visto che ora l’intero progetto viene portato avanti a guisa di one-man band dal solo Sven The Axe) sono un’entità storica del popoloso underground epic metal teutonico. Nati nel lontano 1998, i nostri hanno rilasciato ben cinque full-length fra il 2002 e il 2012, anno in cui hanno dichiarato di volersi prendere una pausa dalle scene, dichiarazione cui ha fatto seguito la comunicazione dello scioglimento ufficiale, giunta nel 2018.
È quindi con una certa sorpresa che salutiamo il ritorno sulla scena di questo progetto, la cui musica viene definita dal buon Sven come “heavy horror metal”, nonostante un’immagine e un’iconografia che farebbero pensare (non a torto) a un qualcosa di più vicino al classico epic/power metal europeo, piuttosto che a una realtà dai connotati oscuri e spaventosi.
Fin dall’opener “Nightmares From The Neightbourhood”, infatti, il suono di questo nuovo “Opus Barbaricum” sembra collocarsi abbastanza nettamente nel medesimo calderone in cui sguazzano con profitto act quali Hammerfall, Stratovarius (quelli del periodo Tolkki) e Sabaton (quindi più vicino al sound svedese che a quello tedesco), con qualche momento di grandeur sinfonica qua e là e un retrogusto classicheggiante/AOR nella zuccherosità (a volte eccessiva) di alcune melodie che rende davvero difficile cogliere il lato ‘horror’ della proposta, relegato quasi interamente al comparto lirico dell’album.
Se a questo aggiungiamo titoli come “Meat Evil Steal (A Barbecue Symphony In B Minor)” o “Cheesecake Commando”, capirete che a tratti risulta anche complicato prendere sul serio il tutto.
L’impressione è che Sven si diverta un sacco a giocare con un’immagine e una proposta musicale volutamente esagerate e bombastiche (a tratti oltre il limite del grottesco e della pura parodia), pur senza rinunciare a momenti più seri ed intensi e, soprattutto, cercando comunque di fare il tutto con cura e qualità.
Il risultato è un album che si ascolta volentieri sulla sdraio, al sole, con una bella cassa di birra ghiacciata a portata di mano (magari con qualche litro di birra già in circolo), grazie a brani sorretti da riff solidi e linee vocali catchy e funzionali, come accade nelle piacevoli “The Last Ghostrider”, “Empire In The Underground”, “Bitch With The Bow” o “We Will Shine”, mentre le cose si fanno effettivamente un po’ più tenebrose e pesanti in composizioni come “Escape From The Matrix”, “The Dragon” o “Drums Of War (Resistance)”, pur senza trascendere i limiti dell’epic/power melodico.
Il limite principale di questo “Opus Barbaricum” – oltre a una tracklist e a una durata davvero eccessive per un album con queste prerogative (diciassette pezzi per un’ora e un quarto di durata sono davvero troppi) e a una derivatività conclamata – sta però nell’incapacità di dare al tutto un’anima precisa: i momenti drammatici vengono mescolati senza soluzione di continuità a quelli più scanzonati, facendo perdere credibilità agli uni e leggerezza agli altri e facendo sorgere spesso il dubbio che il buon Sven, in fondo in fondo, ci stia prendendo tutti un po’ in giro.
Se questo approccio un po’ da festival true metal caciarone e senza pretese fa per voi, forse troverete di che divertirvi, con questo “Opus Barbaricum” dei Solemnity. Se, invece, siete in cerca di musica che possa davvero scalfirvi l’anima, fareste meglio a passare oltre.
