7.0
- Band: SOLITUDE AETURNUS
- Durata: 01:00:30
- Disponibile dal: /12/2006
- Etichetta:
- Massacre Records
- Distributore: Audioglobe
Si erano perse le tracce da tempo immemore dei Solitude Aeturnus e il sottoscritto, a ben otto anni dallo stupendo “Adagio”, non avrebbe mai pensato di rivedere in azione la band capitanata da Robert Lowe, anche se ad onor del vero nessuno aveva mai parlato di separazione. Quindi questo “Alone” si porta appresso delle responsabilità niente affatto leggere per almeno tre motivi: primo, perché dopo un periodo di silenzio tanto lungo le aspettative sono sempre altissime; secondo, perché il precedente lavoro era una vera perla di heavy doom metal; terzo, perché nel frattempo parecchie nuove leve si sono fatte avanti nella scena doom e i nostri, che con i Candlemass sono stati tra gli interpreti migliori della seconda ondata del doom (la cosiddetta generazione di mezzo), dovevano rispondere a tono a coloro che ancora stanno tentando la scalata verso il cielo o, adattando la metafora alla musica in questione, la discesa verso le tenebre. Ebbene, quasi con dispiacere bisogna dire che “Alone” è solo un buon disco, certamente impreziosito da un songwriting eccellente e nobilitato da Lowe, in assoluto uno dei migliori doom singer che la storia ricordi, ma senza quell’acuto da fuoriclasse che lo avrebbe reso memorabile. Come sempre il sound è granitico ma quasi mai soffocante, grazie soprattutto al riffing di Steve Moseley e John Perez, vere e proprie macchine da guerra alle rispettive sei corde. Una novità interessante può essere l’inserimento di passaggi melodici che rimandano a sonorità mediorientali, evidenti soprattutto nella traccia d’apertura “Scent Of Death”. Uno dei pregi maggiori della band è quello di riuscire per quasi tutta la durata dell’album a mantenere altissima la tensione emotiva, che trova il suo momento migliore nel finale rallentato di “Waiting For The Light”, per il resto un discreto mid tempo, e nell’ottava traccia “Tomorrows Dead” che in sostanza è anche la più canonicamente doom. Il pathos emanato da questa traccia è talmente coinvolgente da mettere i brividi. Per il resto l’album si muove su binari canonici per i ragazzi, che non premono mai eccessivamente sull’acceleratore, preferendo di gran lunga la formula del mid tempo o della classica doom song rallentata e ricca di atmosfere. Su tutto si erge come sempre la voce drammatica, potente ed evocativa di Rob Lowe, che non sfigurerebbe anche alle prese con l’epic metal più puro. Sicuramente i Solitude Aeturnus hanno fatto di meglio in passato ma comunque questo resta un album interessante e sincero che va ascoltato con attenzione e che comunque regala emozioni forti, seppure non con continuità.
