7.0
- Band: SOLOTHUS
- Durata: 00:43:38
- Disponibile dal: 03/18/2016
- Etichetta:
- Doomentia Records
Questa volta i Solothus fanno bella figura già a partire dall’artwork. A dispetto del proverbio, molti giudicano un libro dalla copertina e con il disegno che presentava il debut album “Summoned from the Void” con tutta probabilità i Nostri non avranno incontrato moltissimi favori. Juanjo Castellano è però fortunatamente riuscito ad elevare questo aspetto della proposta dei doom metaller finlandesi, che con “No King Reigns Eternal” tornano fra noi con una veste grafica finalmente suggestiva, oltre ad un sound ben rifinito e subito ammaliante. Già con il precedente lavoro i Solothus erano stati descritti come degli Hooded Menace più criptici e oggi ci sentiamo di confermare l’impressione: il quintetto punta meno su melodie sfavillanti, in favore di passaggi maggiormente crudi e funerei, ma la formula alla base di buona parte di queste composizioni ha più di qualcosa in comune con il songwriting della band di Lasse Pyykkö. Tuttavia, al di là delle possibili influenze da ricercare fra i solchi di “No King…” – dai vecchi Cathedral ai suddetti Hooded Menace, passando per Indesinence e Ataraxy – colpisce favorevolmente l’abilità con cui il gruppo costruisce i propri brani, muovendosi con agilità e naturalezza fra intelligenti cambi di ritmo, tessiture acustiche ed elettriche, atmosfere funeral, parentesi più vibranti, malinconia e pura collera. Si passa così dal doom-death tradizionale dell’opener “The Betrayer” al funeral doom notturno e rarefatto di “Darkest Stars Aligned”, per arrivare alle inquiete e languide malinconie distorte della conclusiva e lunghissima “The Winds of Desolation”. Nel complesso, le trame dei Solothus sembrano essersi arricchite e al contempo fatte più fluide in questi tre anni di assenza dalle scene e “No King…”, anche grazie ad una durata azzeccata (poco meno di tre quarti d’ora), finisce di conseguenza per ispirare completezza e coesione ben più del debutto. Insomma, una gradita maturazione per questi truci finnici, i quali, andando avanti di questo passo, potrebbero presto rivelarsi come una delle realtà più interessanti del panorama death-doom.
