SOLOTHUS – Realm of Ash and Blood

Pubblicato il 27/03/2020 da
voto
7.5
  • Band: SOLOTHUS
  • Durata: 00:42:43
  • Disponibile dal: 27/03/2020
  • Etichetta:
  • 20 Buck Spin
  • Distributore: Audioglobe

Dopo la convincente prova del secondo full-length “No King Reigns Eternal”, tornano i Solothus con quella che potremmo definire la loro opera più completa. Tenendo fede al titolo, “Realm of Ash and Blood” trasporta l’ascoltatore in un mondo desolato e caliginoso sulle note di un death-doom metal sempre più pesante, profondo e ossessivo. I paragoni con gli amici e connazionali Hooded Menace risultano ormai almeno in parte antiquati, dato che questi ultimi si sono da qualche tempo spostati su un sound maggiormente epico e/o romantico. Il death-doom più grave continua invece ad essere presenza costante nella musica dei Solothus, al punto di donare, a volte, lontane parvenze di vero e proprio sludge, come in certi passaggi strumentali splendidamente estenuanti di “Father of Sickness” o “The Gallows’ Promise”. Le due chitarre, fulcri inamovibili della formazione, tessono trame dove si intersecano, ricamano e cuciono influenze e riferimenti che vanno da Cathedral, Paradise Lost e primissimi Lake Of Tears a Krypts e Runemagick. Il tappeto heavy e stentoreo accoglie puntualmente una chitarra solista che entra in scena a volte lacerante e maligna, altre più liquida ed onirica, variando con regolarità l’atmosfera delle canzoni. Valore aggiunto è una produzione calda dal sapore live, ma su tutto si apprezza la cura con cui è stata assemblata la tracklist del disco. Già in passato i Solothus avevano messo in mostra una gradita capacità di sintesi, ma su “Realm of Ash and Blood” tutto appare davvero al posto giusto: episodi ritmati, sui cinque minuti di durata, che concentrano con coerenza ed estrema praticità tutti gli elementi tipici del sound; quindi un paio di suite più articolate, con note dolenti che scendono giù a fiumi e, infine, un intermezzo acustico – “Last Breath” – utilissimo per spezzare e riprendere fiato a metà dell’opera. Davanti ad un album così equilibrato, si può dire che al gruppo finlandese ormai manchi solo qualche guizzo di pura personalità per spiccare del tutto fra la massa. Il songwriting è a fuoco, ma non sempre quest’ultimo suona subito ‘Solothus’. Ciononostante, è altrettanto vero che il quintetto di Turku sinora abbia mostrato miglioramenti evidenti ad ogni appuntamento in studio, dunque forse è solo questione di tempo prima che arrivi tra noi un lavoro impeccabile sotto ogni aspetto. Attendiamo fiduciosi.

TRACKLIST

  1. Father Of Sickness
  2. The Watcher
  3. The Gallows’ Promise
  4. Last Breath
  5. Below Black Waters
  6. Chasm Of Shattered Bones
  7. A Rain Of Ash
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