SOLSTAFIR – Ótta

Pubblicato il 22/09/2014 da
voto
7.5
  • Band: SOLSTAFIR
  • Durata: 00:57:24
  • Disponibile dal: 29/08/2014
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

Un viaggio lungo un giorno, ventiquattro ore esatte. In gruppi di tre, otto periodi di tempo da trascorrere assieme ai cowboy venuti dal ghiaccio, gli islandesi Solstafir. Ovunque vadano, ormai, i quattro pard si portano dietro il loro tormentone d’immagini naturalistiche ridondanti e contrastanti – cenere, fuoco, gelo, geyser, pianura artica, pack polare – per incanalare la loro musica, sempre imprevedibile e cangiante, in una libertà espressiva che fa rabbrividire, non solo per il clima tipico della loro Reykyavik, ma anche se pensiamo alla ruvida partenza dell’esordio “I Bloði Og Anda” e all’intrepida evoluzione che li ha portati fino a questo quinto “Ótta”, ad oggi culmine di una carriera in crescendo e quanto mai brillante. A dire il vero, non sono tante le differenze intercorrenti tra il lavoro qui in esame ed il precedente exploit qualitativo intitolato “Svartir Sandar”: lo stile è rimasto lo stesso, ovvero una pressoché indefinibile unione di (non-)metal, post-rock atmosferico e hard rock sui generis, che risulta praticamente unica nel suo essere, soprattutto grazie all’inconfondibile timbro vocale e al cantato in lingua madre di Aðalbjörn Tryggvason, vocalist e frontman che certamente non difetta di personalità e capacità interpretative. Ma se “Svartir Sandar” ci mostrava una nuova identità della band, oggi, questo “Ótta” ce ne presenta nuove abilità, forse mai come in questo disco messesi in evidenza: in particolare, ci riferiamo alla riuscita messa in musica di sensazioni ed emozioni che, bene o male, tutti noi possiamo vivere o dire di aver provato a viverle, nonostante le più lontane posizioni geografiche sul pianeta, che ci possono dividere. Lo scorrere del dì e della notte, suddiviso in periodi di tre ore, così come facevano nell’antichità alcuni ordini monastici e così come si usava fare proprio in Islanda, vi apparirà magicamente visibile e chiaro (o scuro, vedete voi) durante la quasi ora di ascolto del disco, partente in sordina e con tantissima atmosfera nei primi due episodi, quelli relativi alla piena notte e alle ore piccole, “Lágnætti” e la title-track, densissime di pianoforte, distorsioni ambient, voce e strofe pacate e qua e là, come il presentarsi di un improvviso incubo notturno, andature ipnotiche coadiuvate da sapienti arrangiamenti d’un quartetto d’archi; e prosegue poi così, l’album, con il vispo e languido risveglio affidato all’ottima “Rismál” e con la ripresa dell’attività giornaliera decretata dalla ‘facile’ accessibilità di “Dagmál”, molto probabilmente l’episodio più radio-friendly dell’opera. Le seguenti, pienamente pomeridiane, “Miðdegi” e “Nón” vanno identificate come i pezzi più violenti di “Ótta”, dove per ‘violenza’ si intendono riff hard-rock prodotti con gusto underground e ‘cantinaro’. I quattro nordici, ormai così giunti alla piena maturità, si sono affidati parecchio ad elementi esterni alla formazione – il già citato quartetto d’archi e il pianista Halldor A. Bjornsson sono certo da menzionare – ricavando grazie ad essi soluzioni ancora più introspettive e personali rispetto al passato, arrangiando le proprie creazioni in maniera certosina e multi-strato, tanto da far scoprire dettagli nuovi ad ogni (attento) ascolto. Proseguendo il viaggio nella tracklist, siamo dunque arrivati nel crepuscolo della lunga notte autunnale d’Islanda e l’incredibile ballata per voce, piano e archi “Miðaftann” è perfezione pura, quando abbinata ad immagini epiche di solitudine e decadenza notturna, un vero capolavoro. La chiusura di giornata è affidata, infine, al silenzio fuori ordinanza di “Náttmál”, undici minuti di struttura compositiva in divenire, non particolarmente immediati e forse i più deludenti del platter, ma di certo tutto fuorché banali. La Season Of Mist punta molto sui Solstafir, a nostro giudizio a ragione, sebbene la musica di qualità e ricercata non sia esattamente quella che più assicura successo. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi mesi, intanto a noi “Ótta” è piaciuto leggermente meno di “Svartir Sandar”, ma è chiaro che chi ha apprezzato la precedente pubblicazione made in Iceland non avrà nessuna difficoltà a gradire – e molto! – anche quella nuova. Musica perfetta per l’autunno che arriva.

TRACKLIST

  1. Lágnætti
  2. Ótta
  3. Rismál
  4. Dagmál
  5. Miðdegi
  6. Nón
  7. Miðaftann
  8. Náttmál
4 commenti
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