SOLSTICE – Casting The Die

Pubblicato il 29/04/2021 da
voto
7.5
  • Band: SOLSTICE (USA)
  • Durata: 00:41:43
  • Disponibile dal: 07/05/2021
  • Etichetta:
  • Emanzipation Productions

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Miami, Florida, 1990: un certo Rob Barrett, in compagnia di Alex Marquez e Dennis Munoz, diede vita ai Solstice, superba quanto sottovalutata death/thrash metal band in cui gli ingredienti firmati Malevolent Creation, Demolition Hammer e Sadus trovarono magnificamente la giusta gradazione nell’omonimo album di debutto rilasciato due anni dopo. Un colpo ferale, seguito dall’altrettanto valido “Pray”, capace di mantenere i livelli dell’esordio nonostante lo stesso Barrett si fosse già ‘cannibalizzato’. Solstice che da quel momento, complici anche gli extra impegni di Marquez, non trovarono più la strada del ritorno discografico. Così sino al 2009 quando “To Dust” sembrò dare nuova linfa alla band americana grazie ad un disco compatto, fortemente legato ai precedenti due lavori. Un comeback tanto atteso ma alquanto repentino, visto che per avere una nuova testimonianza made in Solstice il tempo di attesa si è protratto sino ad oggi.
E allora eccolo qui “Casting The Die”, quarto album del combo di Miami, che vede ancora una volta protagonisti la coppia storica Munoz-Marquez, con gli innesti di Marcel Salas al basso e, soprattutto, di Ryan Taylor, attuale cantante e chitarrista dei Malevolent Creation, alla sua prima prova sulla lunga distanza con l’act statunitense. Ed è proprio Taylor a forgiare e caratterizzare il nuovo dei Solstice, andando ad invertire l’ordine dei generi proposti definito finora. Se in passato, infatti, era la matrice death a fare la voce grossa, oggi è la componente thrash a prendere il sopravvento, costruendo undici brani solidi, ben strutturati e tecnici, pur mantenendo quel marchio old-school ben impresso. Attacchi frontali (“The Altruist” e “Scratch”) si alternano a pezzi più ricercati, a tratti prog (“Who Bleeds Whom), in cui fa sfoggio delle proprie qualità il basso di Salas. Non mancano i rimandi ai mostri sacri quali gli Slayer (“Ignite” e “Seven”), ma è comunque la prestazione di Taylor, soprattutto vocale, a donare quel tasso di freschezza e violenza cardinale per definire “Casting The Die” come un buonissimo esempio di thrash/death, dove è proprio la titletrack a sigillare la qualità globale di un album premiato anche in sede di produzione.
Un ritorno più che gradito, con l’augurio di non dover attendere un altro decennio prima di poter ascoltare nuovo materiale da parte della band americana.

TRACKLIST

  1. The Altruist
  2. Transparent
  3. Who Bleeds Whom
  4. Lifeline
  5. Ignite
  6. Outlast
  7. Seven
  8. Embellishment Exposed
  9. Cast The Die
  10. Eyes Sewn Shut
  11. Scratch
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