SONATA ARCTICA – Pariah’s Child

Pubblicato il 02/04/2014 da
voto
7.5
  • Band: SONATA ARCTICA
  • Durata: 00:53:13
  • Disponibile dal: 28/03/2014
  • Etichetta: Nuclear Blast
  • Distributore: Warner Bros

“Pariah’s Child”, un album che divide? Bah, preferiamo dire: Sonata Arctica, una band che divide. Ci troviamo decisamente meglio con questo incipit che, oltre ad essere più veritiero, spiega anche più cose. Perchè, a conti fatti, “Unia” era un album che divideva. E ”Days Of Greys” e “Stone Grows Her Name” lo erano altrettanto. Tutti album che dividono, tutti figli però di una band che ha sempre optato per la reinterpretazione e l’attualizzazione del proprio sound; procedendo a scossoni come il carrozzone delle montagne russe su binari non prevedibili, a volta scagliando fan scontenti fuori dal veicolo, e alle volte incantandone altri con le sorprendenti evoluzioni di un sound poco catalogabile ma sempre personalissimo. A questo punto poco conta quindi il nostro parere personale (lo vedete riassunto con un semplice voto in fondo alla recensione), poco conta se c’è stato o meno un ritorno al passato, e poco contano le etichette come il power metal, il progressive o l’hard rock. Perchè, esattamente come succedeva con “Unia” o con “Stones Grows Her Name”, anche questo “Pariah’s Child” piacerà ad alcuni ascoltatori, ne farà impazzire altri e ne disgusterà altri ancora. Cosa ci vogliamo fare? Il ‘modello Sonata Arctica’ è questo, ed è il contrario dell’immobilismo stilistico di Axel Rudi Pell o Manowar. E, siccome ogni uscita dei Sonata Arctica è quindi per noi come la cartella di una lotteria, come sempre la cosa migliore che ci resta da fare è scavare con un po’ di impegno in questo materiale, e trovare qualcosa che ci piace. Ci sarà quindi chi si farà coinvolgere dalle comode sonorità tradizionali di “The Wolves Die Young” e “Cloud Factory” e chi preferirà le linee vocali più atipiche di “Running Lights”, che pur sempre power metal è. Ci sarà chi rimarrà coinvolto dalla forza espressiva di brani splendidi come “Blood” o “What Did You Do In The War, Dad?” come ci sarà chi ne criticherà la bassa fruibilità e la macchinosità della struttura. Per quanto possiamo immaginare che in tantissimi (compreso chi scrive) parleranno malissimo dell’assurda “X Marks The Spot” e del suo inaccettabile piglio da bar di infimo livello, siamo sicuri che in molti apprezzeranno magari le scelte hard rock di “Half A Marathon Man”, un brano trai più inaspettati presenti su questo album. Come se ci trovassimo ad un mercato o ad una fiera, la merce esposta è tanta e variegata, e di prodotti veramente scadenti in questa tracklist ne identifichiamo solo due: la scialba ballad “Love”, davvero insalvabile, e la già citata “X Marks The Spot”, che ci pare abbastanza fuori posto, sia pur in un contesto così allargato come un disco dei Sonata Arctica. Il resto, in un modo o nell’altro, ci piace, e qui si entra nel territorio prettamente personale. Secondo noi inferiore al grande “Unia” (a noi è piaciuto tanto), “Pariah’s Child” rappresenta però una buona uscita, ricca di bei pezzi e realizzata sì con molto mestiere ma anche tanta classe e tanta voglia, cosa che forse mancava all’ultimo “Stone Grows Her Name”. Tutti gli altri giudizi, come dicevamo, lasciano il tempo che trovano. Noi, dal canto nostro, ci stiamo ascoltando la bella “Blood” anche adesso, e di sicuro una volta spento il laptop ci metteremo un po’ a mandare via “Cloud Factory” dalla mente.

TRACKLIST

  1. The Wolves Die Young
  2. Running Lights
  3. Take One Breath
  4. Cloud Factory
  5. Blood
  6. What Did You Do In The War, Dad
  7. Half A Marathon Man
  8. X Marks The Spot
  9. Love
  10. Larger Than Life
13 commenti
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