6.5
- Band: SONIC SYNDICATE
- Durata: 00:44:45
- Disponibile dal: 10/14/2016
- Etichetta:
- Despotz Records
- Distributore: Andromeda
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Amami od odiami, ma risparmiami l’indifferenza. Serve la saggezza dei baci Perugina per immaginare quello che dev’essere passato nella testa dei Sonic Syndicate dopo essersi resi conto nell’ordine che 1) era ormai calato il sipario sulla telenovela mediatica con i cugini-rivali, ormai al secondo album con i The Unguided 2) la Nuclear Blast, evidentemente poco soddisfatta dai risultati dell’omonimo album rientro del 2014, li aveva tagliati 3) la bassista-MILF Karen, principale motivo di attrazione per buona parte del pubblico maschile, si è ritirata per fare la mamma a tempo pieno. Tutto ciò premesso, dopo aver finito di lavorare ad un nuovo disco che immaginiamo simile al precedente (ovvero un modern metal all’acqua di rose), il chitarrista Robin (unico membro fondatore superstite) e il singer Nathan Biggs si sono guardati nelle palle degli occhi e hanno deciso di buttare tutto nel cestino, ripartendo da zero con uno stile completamente rinnovato. Detto fatto, il risultato è “Confessions”, un album che nulla ha a che vedere con i Sonic Syndicate di “Only Inhuman” e “Love And Other Disasters”, riprendendo viceversa l’anima più pop intravista tra i solchi di “We Rule The Night” ed amplificandola all’ennesima potenza, strizzando palesemente l’occhio al sound degli ultimi 30 Seconds To Mars e dei BMTH di “That’s The Spirit”. Il risultato, dobbiamo ammetterlo, è talmente spiazzante che di primo acchito la tentazione è quella di liquidarlo con una sonora stroncatura, ma col passare degli ascolti e sgomberando la mente dai pregiudizi emergono gli aspetti positivi (l’intro a là Rhianna di “It’s A Shame”, il ritornello di “Start A War”, le ritmiche sincopate di “I Like It Rough”, la punteggiatura elettronica di “Crystalize”, le chitarre acustiche di “Closure”) e, in generale, il mood positivo di un album che, genuino o studiato a tavolino che sia, riesce a trasmettere vibrazioni positive, a conti fatti più contagiose di quanto non lo fossero quelle ‘pestone’ degli ultimi lavori. Certo, anche se i Sonic Syndicate non erano i Nasum, fa comunque impressione non trovare in tutto il disco un mezzo scream o un distorsore degno di questo nome – ragion per cui sarebbe stato più coerente un cambio di monicker -, tuttavia la nuova veste ha comunque un suo perchè, e permette di valorizzare al meglio la bella timbrica del già citato Nathan Biggs. Olly Sykes e Jared Leto restano ad un livello ben superiore, ma ci sentiamo comunque di promuovere con una sufficienza piena “Confessions”. Avvertenza finale: i puristi del melodic-death si astengano dall’ascolto, mentre chi da giovane aveva una passione segreta per ‘N Sync e boyband assortite aggiunga pure mezzo punto al voto in calce.
