6.5
- Band: SONIC SYNDICATE
- Durata: 00:44:02
- Disponibile dal: 08/07/2014
- Etichetta:
- Nuclear Blast
- Distributore: Warner Bros
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Dopo i litigi tra i fratelli / cugini Sjunnesson – culminati con la fuoriuscita dalla band di Roger e Richard, ora nei The Unguided con l’altro ex-singer Roland -, e la gravidanza della bassista Karin, sembrava essere calato definitivamente il sipario sui Sonic Syndicate, entrata ufficialmente in pausa di riflessione nel 2011. E invece, a distanza di quattro anni da quel “We Rule The Night” che tanto fece discutere, ciò che resta della formazione svedese – il cui songrwiting è ora nelle mani del chitarrista Robin, unico superstite della formazione primogenia, e dell’ultimo entrato Nathan James Biggs – torna con un nuovo album, ovviamente omonimo, pronta a riprendersi la corona di super-leggeri del melodic death metal. Archiviate le atmosfere festaiole di “Turn It Up” e le malinconie depechemodiane di “Plans Are For People”, i Nostri ripartono dunque da dove li avevamo lasciati con i primi due lavori, ovvero una versione ulteriormente edulcorata degli ultimi In Flames, con cui peraltro in quest’occasione condividono anche il produttore. Ritmiche serrate, inserti elettronici e una buon’alternanza scream/clean del già citato singer, novello emulo di Speed Strid, marchiano dunque a fuoco la prima metà della tracklist, in cui trovano posto pezzi di buon valore come “Day Of The Dead”, “Black Hole Halo”, “Long Road Home” e “Before You Finally Break”, in cui allievo e maestro si sfidano in un’autentica ‘battle for the mic’. I problemi iniziano con il lato B del disco dove, tra ripetizioni dei soliti stilemi Mattel-core (“Catching Fire”, “It Takes Me”), e pezzi adatti per curare una crisi ipocglicemica (“Unbreakable”, “So Addicted”), il rischio di qualche cedimento della palpebra uditiva è concreto; anche se, per dovere di cronaca, si tratta di un rischio accomunabile all’intera discografia dei Nostri, nonché a molte uscite del genere. Tirando le conclusioni, pur mischiando leggermente gli ingredienti rispetto ai lavori precedenti, l’omonimo ritorno dei Sonic Syndicate non va oltre un’abbondante sufficienza: gli amanti del modern metal più leggero – ivi inclusi i nostalgici di “Only Inhuman”, sempre che crescendo non abbiano cambiato gusti – non mancheranno di apprezzare, ma dopo quattro anni di silenzio sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più.
