5.5
- Band: SORROW SPHERE
- Durata: 00:31:05
- Disponibile dal: 12/06/2026
- Etichetta:
- Club Inferno
Nei due anni intercorsi fra la pubblicazione del full-length di debutto “Demonotheism” e il qui presente “The Wizard Of Doom” gli epic doomsters calabresi Sorrow Sphere sono passati attraverso un’autentica rivoluzione, innanzitutto della line-up: di quella che ha registrato la suddetta opera prima è infatti rimasto unicamente il mastermind Ernesto ‘Doomlord’ Menga (voce e basso), con Giuseppe ‘Buzz’ Nicolò dei Memories Of A Lost Soul (chitarre, drum programming e backing vocals) a completare la formazione.
Anche a livello musicale vi sono stati dei cambiamenti, rispetto al recente passato: l’intento del buon Ernesto era infatti quello di riappropriarsi delle suggestioni profondamente e classicamente doom che animavano il progetto durante i suoi primi anni di attività, sul finire degli anni Novanta, pur attualizzandole all’epoca corrente; un desiderio che traspare in modo evidente dall’ascolto delle sette tracce (cinque pezzi più un’intro e un’extended version) che compongono questo “The Wizard Of Doom”, EP della durata di circa mezz’ora che, per i Nostri, potrebbe rappresentare un autentico nuovo punto di partenza.
Fin dalla strumentale “The Awakening Of Chaos”, posta in apertura, possiamo apprezzare come la ricetta epic doom dei Sorrow Sphere si sia arricchita di passaggi orchestrali e suoni elettronici decisamente in linea con le derive più moderne del genere, sebbene profondamente innervate su un tessuto gothic/doom dalle radici piuttosto classiche (si va dalla tradizione inglese di scuola Paradise Lost e My Dying Bride alle derive più melodiche e diafane della scuola scandinava dei primi The Gathering e The 3rd And The Mortal, senza dimenticare una robusta spruzzata di epic doom metal classico alla Candlemass e Solitude Aeturnus).
Molto particolare si rivela l’uso della doppia voce -una più stentorea e ieratica e l’altra più teatrale e umorale, quando non apertamente melodrammatica, entrambe in registro clean-, non lontana da quanto sperimentato dalle meteore epic/black Fiurach sull’interessante opera prima (e unica) “Chaospawner” del 1999; approccio che marchia a fuoco l’avvolgente “Ashes Of A Dying Breed”, mettendo però fin da subito in mostra un possibile limite di questa impostazione vocale: lo spettro sonoro occupato dalle voci risulta, infatti, talmente ampio da far passare quasi in secondo piano la componente strumentale, che tende ad amalgamarsi sullo sfondo a guisa di mero accompagnamento, salvo far sentire la sua qualità intrinseca nei momenti in cui le voi tacciono, lasciandogli l’intero proscenio.
Le cose si fanno decisamente più incisive negli episodi in cui il riffing si fa più corposo e deciso, come nelle massicce “The Wizard Of Doom” e “The Bringer Of Blades” (graziata da un lavoro di basso molto interessante), mentre meno convincenti risultano i frangenti in cui la componente più modernista del sound dei nostri prende eccessivamente il sopravvento, come accade in “Doomed Skyes” (composizione in cui fanno capolino addirittura i Rammstein più cupi e meno ‘danzerecci’, qua e là, per un brano gravato, peraltro, da un’interpretazione vocale poco convincente).
Decisamente superfluo risulta l’inserimento di due versioni della pur buona “Descent To Oblivion”, della quale sarebbe stata più che sufficiente l’extend version, che dura appena un minuto e spicci più della versione ‘edit’.
L’impressione generale è che i Sorrow Sphere abbiano le idee e le capacità per produrre musica interessante, ma che al momento siano ancora in una fase di transizione e assestamento che non sempre gli permette di centrare il bersaglio desiderato. Una scelta di suoni meno ‘neutra’ e una valorizzazione più decisa del mero riffing potrebbe giovare all’incisività generale di una proposta che, al momento risulta, convincente solo a tratti, sebbene non priva di buone intuizioni e spunti di interesse.
