SOUL OF STEEL – Rebirth

Pubblicato il 26/09/2019 da
voto
7.0
  • Band: SOUL OF STEEL
  • Durata: 00:50:39
  • Disponibile dal: 20/09/2019
  • Etichetta: Revalve Records
  • Distributore:

Dopo alcuni anni di silenzio e travagliati cambi di line-up, tornano i nostrani Soul of Steel con un album dall’esplicativo titolo “Rebirth”. Se i passati lavori, specialmente il precedente “Journey to Infinity”, avevano presentato al pubblico una band in grado di proporre buon power metal ‘all’italiana’, con questo nuovo album ci troviamo davanti al frutto ben compiuto di una maturazione compositiva decisiva ed evidente.
Il ventaglio di novità rispetto al canone del genere in “Rebirth” non è più affidato unicamente alla sezione ritmica, capitanata dal mostruoso Lorenzo Chiafese, batterista e fondatore del progetto. L’opener “Oblivion” (preceduta da un’intro breve e dal titolo ‘fiammeggiante’: “Dracarys”) è un brano sorprendente in cui la band scopre subito le carte migliori di quanto progettato artisticamente durante questi anni di silenzio: un power a tinte prog per nulla scontato dal punta di vista melodico, con profondissima attenzione ad un arrangiamento mai banale e in grado di mantenere viva la curiosità dell’ascoltatore. Procedendo nel percorso del disco si fa sempre più chiara una forte adiacenza al nuovo corso di band come Labyrinth e Vision Divine – le quali hanno sempre lavorato accanto ai Soul of Steel sia in studio che in tour; ed infatti in questo album le tastiere sono affidate proprio ad Andrea De Paoli, storico tastierista che ha militato in entrambe le formazioni di cui sopra. È del tutto lasciata alle spalle ogni tentazione di power metal ‘tradizionale’: qui ogni brano è studiato per dare energia e garantire originalità, con numerose virate verso il prog metal meno tortuoso ma di grande impatto teorizzato da Olaf Thorsen. La presenza di ospiti come Mark Basile dei DGM e Roberto Tiranti nel brano “Brothers in Arms” rende manifesta questa volontà della band di appartenere a quel tipo di ambiente musicale, sicuramente il loro habitat artistico naturale. Proprio “Brothers in Arms” è forse il brano migliore del lotto, raffinato ed energico, capace di miscelare sapientemente elementi prog con un chorus mai sguaiato ma altamente orecchiabile.
“Rebirth” ha anche il merito di non soffrire evidenti battute d’arresto: la struttura dell’album e la tracklist sono abbastanza calibrate, collocando nel momento giusto i brani più diretti e ‘catchy’ (come il bel singolo “Sailing To My Fate”, oppure “The Devil’s Bride”), alternandoli a brani più complessi (come “A Margin of Life” o la ballad “It’s My Turn”). Una nota di merito va anche alla cover di “Perfect Illusion” di Lady Gaga posta in conclusione: non una goliardica bonus track e nemmeno un mero esercizio di stile di bravi musicisti, ma un’effettiva rielaborazione di certe strutture melodiche del pop contemporaneo, rivisitate tramite il filtro del power metal recente.
“Rebirth” è, in ultima analisi, davvero un buon disco, eccellentemente prodotto ed eseguito con tecnica sopraffina e idee molto interessanti. Un album dal quale ci si aspetta una svolta nella carriera di questa band talentuosa, magari anche tentando un’ulteriore passo verso una personalità più libera da riferimenti e accostamenti.

TRACKLIST

  1. Dracarys (Intro)
  2. Oblivion
  3. Brothers in Arms
  4. Sailing to My Fate
  5. Blessing in Disguise
  6. The Devil’s Bride
  7. A Margin of Life
  8. It’s My Turn
  9. Trail of Death
  10. Perfect Illusion (Lady Gaga cover)
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