SOULBURN – Noa’s D’ark

Pubblicato il 10/11/2020 da
voto
7.5
  • Band: SOULBURN
  • Durata: 00:47:30
  • Disponibile dal: 13/11/2020
  • Etichetta:
  • Century Media Records
  • Distributore: Sony

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Dalla reunion del 2014, i Soulburn si sono rivelati qualcosa di maledettamente serio, spazzando via in fretta il dubbio che si trattasse di un manipolo di musicisti nostalgici, intenti solo a ricordare il tempo che fu, senza avere alcuna idea di dove andare a parare. Se già “The Suffocating Darkness” aveva fatto capire l’incandescente concretezza di questi veterani del death metal olandese, è con “Earthless Pagan Spirit” che il gruppo ha espresso al meglio le sue peculiarità. Ponendosi in un crocevia fra le tambureggianti invettive degli Asphyx, il black metal svedese e un pathos sanguinario tracimante da ogni nota, il quartetto fece intendere di avere ancora vigore, animosità e ispirazione per confezionare dell’ottimo extreme metal di matrice old-school. Quanto detto per gli immediati predecessori lo potremmo ripetere pari pari per il nuovo “Noa’s D’ark”, album che non presenta rivoluzioni né richiede grossi sforzi per essere compreso e amato dai fan di questo tipo di sonorità. La forza trainante dei Soulburn risiede in riff giganteschi e dall’ampio spettro emotivo, incorporanti la pesantezza del death, le melodie inquiete ed evocative del black e una solennità ora più che mai riconducibile al viking.
Le canzoni si presentano ognuna come prolungati assalti, vibranti fin dalle prime note e intrise di uno spirito guerresco genuino, che ne permea ogni anfratto. Attraverso strutture mediamente piuttosto lineari, la band avanza con il passo sicuro e spavaldo di un’armata di barbari, alternando galoppate inebrianti a midtempo grondanti pathos. Vi è una cura certosina nel pennellare armonie di fascino nordico e nel far deflagrare la propria potenza di fuoco tramite progressioni solo apparentemente scolastiche, che squassano le ossa grazie a un innato fervore e un’immedesimazione nelle tematiche trattate assai convinta. I Soulburn sono un gruppo che sa di metal ‘di una volta’, essenziale nei suoi tratti fondanti, che non suona stantio né superato in virtù di capacità di scrittura sopra la media e un’esecuzione che vuole essere tonante, ridondante di emozioni, rievocanti lo stato primitivo, battagliero, dell’essere umano.
Una celebrazione di istintività e propensione a combattere ad oltranza forse ancora più marcata in “Noa’s D’ark” che nei capitoli passati della discografia. A ciò contribuisce un’interpretazione vocale ad ampio raggio, che va sovente fuori dai canoni death e black metal, per divenire più simile a quella di un cantore, un messaggero, come potrebbe avvenire tra le band epic/doom metal più cariche d’enfasi, solo che in questo caso i vocalizzi sono sporchi e graffianti. L’utilizzo di cori e recitati, pur non predominante, aggiunge dettagli atmosferici a un disco sprizzante sangue, fango, dolore in ogni istante. La continuità d’azione e il ricorso ad andamenti abbastanza simili tra le singole tracce non fa emergere brani di maggior impatto nell’insieme; d’altro canto questa uniformità riveste di una compattezza non da poco “Noa’s D’ark”, che proprio nel suo godimento ininterrotto, nel suo concatenarsi di assalti colmi d’ardore, si comporta al meglio. Eccellente per un tale proposta la produzione, è un suono caldo e crepitante morte quello che ci viene riversato addosso, senza che ciò preveda l’appiattimento delle dinamiche dei singoli strumenti. Coi Soulburn si va quindi sul sicuro, con quello che potremmo definire ormai un ‘epic extreme metal’, una forma d’arte musicale immarcescibile rispetto allo scorrere del tempo e all’intervallarsi delle mode.

 

TRACKLIST

  1. The Morgue of Hope
  2. Noah’s Dark
  3. Tempter ov the White Light
  4. Anarchrist
  5. Shrines of Apathy
  6. Assailed by Cosmic Lightning
  7. Triumphant One
  8. Anointed - Blessed - and Born for Burning
  9. The Godless I
  10. From Archaeon into Oblivion
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