7.5
- Band: SOULLINE
- Durata: 00:48:20
- Disponibile dal: 11/03/2022
- Etichetta:
- Massacre Records
Ammettiamolo: pensando alla Svizzera le categorie ‘intrattenimento’ e ‘musica’ non sono le prime che ci vengono in mente, nonostante nel nostro genere preferito abbia dato i natali a band storiche come Celtic Frost, Samael e Gotthard. E proprio dal Ticino, cantone di provenienza della band di Leo Leoni e del compianto Steve Lee, arrivano anche i Soulline, formazione ancora relativamente poco conosciuta dalle nostre parti ma con già vent’anni di attività live sul groppone e un curriculum discografico di tutto rispetto, di cui “Screaming Eyes” rappresenta il sesto sigillo. Forte di un nuovo contratto con la Massacre, il quintetto di Bellinzona ci propone come di consuetudine un mix che, pur prendendo spunto dal classico Gothenburg sound di metà anni ’90, lo arricchisce di diverse sfumature. Senza arrivare agli eccessi della bio (dove i Nostri sono presentati come una band deathcore) la doppietta d’apertura formata da “Your Death (Is My Life)” e la titletrack mostrano subito il carico unendo le classiche armonizzazioni svedesi con uno strato di hardcore metalizzato, uscendo dai classici stilemi metalcore pur mantenendo intatto l’approccio a livello ritmico. Chitarre liquide, clean vocals e un pizzico di elettronica sono le (parziali) novità introdotte da “Salvation Inside”, anche se la prima vera sorpresa arriva con “Dragonfly”: non fatichiamo a credere che sia stato scelto da un gruppo di fan fedelissimi come primo singolo, dato che il coro tribale portante ne fa un perfetto mix tra l’epicità degli Amon Amarth, l’aggressione degli Heaven Shall Burn e la haka degli All Blacks. Con la semi-ballad “Against Myself”, dove il cantato pulito diventa protagonista abbassando forse un po’ troppo la tensione, inizia un percorso di avvicinamento alla Finlandia (nel caso specifico scuola Insomnium) che trova compimento con “Say Just Words”, cover dei Paradise Lost che sembra però uscita qui dalla penna dei Sentenced, il cui spirito malinconico aleggia anche sulla nostalgica “The Child I Was”. Archiviato il mezzo passo falso di “Stay With You” – il cantato a due voci, come nel caso di “Against Myself”, non sembra decisamente l’arma vincente dei Soulline – finale sugli scudi con “Keep My Last Song”, seguita da un paio di bonus track che recuperano pezzi più (“The Curse”, del 2012) o meno datati (“Truth Will Come Out”, del 2018) riportandoli a nuova vita. Tra frammenti di Svezia, Germania, Finlandia e Stati Uniti la Svizzera conferma la sua natura multietnica, consegnandoci una formazione nel pieno della sua maturità e pronta a conquistare anche i vicini di casa del Belpaese.
