7.0
- Band: SPACE OF VARIATIONS
- Durata: 00:39:04
- Disponibile dal: 13/02/2026
- Etichetta:
- Napalm Records
Spotify:
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Un buon disco di modern metalcore melodico, dove l’unica particolarità è data dalla provenienza geografica della band: con un giudizio lapidario potremmo liquidare così la nuova fatica degli ucraini Space Of Variations, ma sarebbe una sintesi un po’ ingenerosa verso una formazione il cui principale limite è quello di muoversi su un terreno particolarmente affollato, dove per emergere serve la classica ‘marcia in più’.
Brani come l’opener “Tribe” o “Halo” mostrano appieno l’intento del quartetto di Vinnytsya, all’insegna di una contaminazione di generi (riff nu metal, breakdown metalcore, loop elettronici, cantato scream/rap/urban pop e finanche le voci angeliche…) in un giro del mondo che parte dai Bring Me The Horizon e arriva ai Solence passando per gli I Prevail e gli Annisokay: una formula già sentita ma che funziona, grazie soprattutto ai ritornelli vincenti del cantante (con la peculiarità di qualche passaggio in lingua madre nella traccia di apertura) e ad un gusto melodico sopra la media.
Anche senza l’onnipresente Jordan Fish (ex tastierista dei Bring Me The Horizon ormai assunto a spirito guida del genere) tutto gira come un orologio, dalle melodie acchiappone in stile ultimi Architects di “Parallel Realities” alle contaminazioni dance di “Doppelgänger” e “Ghost Town” (perfette per aggiungere alla lista dei ‘for fans of’ anche Wargasm ed Enter Shikari), senza dimenticare i ganci hip-hop e nu metal di “Coldheaven”.
Fedeli al loro moniker, gli Space Of Variations amano mescolare le carte in tavola, anche se non tutte le mani sono vincenti: sul finale “Back To Dirt” e “Shake Sin” pompano rispettivamente synth EDM e qualche passaggio più simil-djent, ma senza la genialità caciarona degli Electric Callboy o la tecnica mostruosa dei connazionali Jinjier, mentre “Lies” fluttua su melodie ariose senza mai prendere davvero il volo, ed “Echo” non risulta altro che una breve outro di decompressione.
Nel complesso comunque, nonostante un finale un po’ calante, “Poisoned Art” resta un buon frullato delle sonorità più di moda oggigiorno, confermando gli Space Of Variations come ottimo gruppo spalla dei nomi citati sopra.
