7.5
- Band: SPEED STROKE
- Durata: 00:38:29
- Disponibile dal: 21/08/206
- Etichetta:
- Scarlet Records
A quarant’anni dalla sua nascita, lo sleaze metal resta uno dei generi più divertenti e immediatamente coinvolgenti, ovviamente se suonato con passione e la giusta attitudine: due ingredienti che non mancano agli Speed Stroke, formazione romagnola in attività dagli anni Dieci e giunta con “Damage Control” al quarto album in studio (il primo per la Scarlet).
Come da tradizione, il punto di riferimento principale è lo sleaze scandinavo d’inizio secolo – Hardcore Superstar, Crashdiet e Crazy Lixx, band con cui hanno, spesso, condiviso il palco – unito al gusto melodico del glam ottantiano e ad una produzione moderna: il risultato sono pezzi travolgenti come l’opener “Glorious Breakdown”, la title-track o “State Of Shock”, tra galoppate ritmiche a briglia sciolta (perfetto in questo senso il contributo del batterista Dario Capacci dei Trick Or Treat), ritornelli da stadio guidati dal carismatico frontman Jack e hook melodici a presa immediata, in cui le due chitarre di D.B. e Michael si confermano particolarmente affiatate.
Accanto a brani più veloci non manca qualche elemento di novità: le più blueseggianti “Heart Of The City” e “Blessed By The Misery” (in cui figura come ospite Giorgia Colleluori dei Sinner) rientrano nel novero della tradizione hard rock ma i tempi si fanno più dilatati e il groove più cupo, ricordando quasi i Cinderella più maturi; viceversa “Italian Coglione” spinge sul versante dell’ironia e sicuramente farà sfracelli dal vivo, anche se il ritornello urlato all’infinito dobbiamo ammettere ci è sembrato un po’ troppo forzato, alla lunga.
Le maggiori differenze con i primi dischi, più orientati alla velocità, si avvertono tuttavia nella seconda metà dell’album, dove la band rallenta un po’ pur senza perdere d’intensità: se “All For The Weak End” è un midtempo da Southern Riviera perfetto per far cantare il pubblico dal vivo, “In Flames” e “Walls” restano nei dintorni di un ipotetico Sunset Strip di Stoccolma, valorizzando maggiormente la sezione ritmica e spostando le coordinate sul versante più melodic rock di H.E.A.T e Nestor; la più corale “Chain Reaction” infine, oltre alla consuete doti funamboliche delle due chitarre, si gioca in chiusura anche un pianoforte da saloon, a riprova di come il quintetto emiliano sappia ormai maneggiare tutte le diverse sfumature del genere.
A completare il quadro meritano una menzione anche la divertente copertina (ispirata presumiamo al film “L’Aereo Più Pazzo Del Mondo”) e la potente produzione di Erik Mårtensson degli Eclipse, perfetta nel valorizzare appieno il suono d’impatto delle chitarre e i cori da arena mai così roboanti: elementi adatti a rinforzare il nuovo corso della band, forte di una maggiore maturità compositiva pur senza rinunciare all’energia stradaiola dei primi album, confermando come nei campionati europei dello sleaze sventoli alta anche la bandiera italiana.
