7.5
- Band: SPEGLAS
- Durata: 00:43:00
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Trust No One Recordings
Spotify:
Apple Music:
Basta qualche minuto di “Endarkenment, Being & Death” per capire che gli Speglas non sono arrivati al debutto sulla lunga distanza giusto per “vedere l’effetto che fa”. Il disco ha il passo di una band che sa esattamente dove vuole stare e, soprattutto, con chi vuole dialogare. Anche questa volta, il legame con realtà come Sweven/Morbus Chron e Tribulation è evidente, anche per una semplice questione di organico – due membri in comune con i primi non sono un dettaglio – ma la sensazione è che gli svedesi abbiano sempre cercato una traiettoria leggermente obliqua, più ruvida in certi frangenti, più solenne e ariosa in altri, senza mai appiattirsi su un’unica formula.
Se le ultime interlocutorie uscite dei Tribulation hanno lasciato l’impressione di una continua fase di transizione, questo album suona invece come una presa di posizione. C’è più decisione, più nitidezza nel modo in cui il quartetto scandinavo scolpisce il proprio linguaggio, pur restando all’interno di quella zona di confine dove istanze black-death e stilemi retrò si intrecciano. Rispetto invece agli Sweven, il suono degli Speglas è meno progressivo, più ‘frontale’, meno interessato alla divagazione e più concentrato sull’impatto, anche se molti elementi restano in comune, a partire da una resa sonora volutamente organica, che rifugge lucidature moderne e punta piuttosto su una sensazione quasi fisica, da band che suona insieme in una stanza, non su una timeline digitale.
L’album scorre con naturalezza, senza strappi evidenti, alternando spunti estremi, rifiniture classic metal e aperture più ampie che, qua e là, sembrano guardare da lontano, con una certa nostalgia, agli Opeth di fine anni Novanta. Non è esattamente un gioco di citazioni, ma un modo di far respirare la forma canzone, lasciando che le melodie si aprano e si richiudano con un andamento circolare, spesso sostenuto da arpeggi e passaggi più atmosferici. In sottofondo si avverte anche una vaga vena dark/folk, una tinta che non prende mai il sopravvento, ma che aggiunge profondità a certe linee e a certi umori, richiamando in questo, più o meno indirettamente, anche l’immaginario e certi mondi evocati dalla vecchia band di Jonathan Hultén.
L’ennesima copertina bianca non è poi solo una scelta grafica, ma una dichiarazione di continuità: “Endarkenment, Being & Death” è, a tutti gli effetti, un’estensione naturale di quanto gli Speglas avevano già mostrato nei loro primi due EP, “Birth, Dreams & Death” (2015) e “Time, Futility & Death” (2022). Riff, mood e interpretazione appaiono spontanei, collocati in una sorta di limbo senza tempo dove anni Ottanta e Novanta convivono senza attriti, e dove l’estremo e il classico non si fronteggiano, ma si sostengono a vicenda.
La prima metà del disco concentra i momenti più immediatamente avvincenti, quelli capaci di agganciare l’ascoltatore con soluzioni efficaci e un equilibrio ben dosato tra tensione e melodia. Nella seconda parte, l’effetto sorpresa tende a smorzarsi leggermente, pur senza mai scivolare nella ripetizione sterile, fino a risalire con decisione nel finale affidato a “Rage Upon the Dying Fire”, uno degli snodi più riusciti dell’intero lavoro.
Alla fine dei conti, “Endarkenment, Being & Death” non cerca il colpo a effetto né la svolta epocale, ma consolida una posizione all’interno di quella micro-scena che negli ultimi anni ha trovato in nomi come Horrendous, Chapel Of Disease e Floating (oltre naturalmente a quelli citati in apertura) un terreno comune, a metà tra recupero e rilettura. Gli Speglas si muovono in questo spazio con una sicurezza crescente, firmando un disco che non alza la voce, ma parla con tono fermo e riconoscibile: non un manifesto, forse, ma una dichiarazione d’intenti abbastanza chiara da far pensare che il meglio, a questo punto, possa ancora arrivare.
