SPELL – Tragic Magic

Pubblicato il 20/12/2022 da
voto
8.0
  • Band: SPELL
  • Durata: 00:38:27
  • Disponibile dal: 28/10/2022
  • Etichetta:
  • Bad Omen Records

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C’è un filone del metal classico, gentile, ponderato, a suo modo aggraziato e misurato negli atteggiamenti, che da qualche tempo è riemerso alle attenzioni del pubblico, dopo essersene rimasto per conto suo in un angolino. È un heavy metal variopinto, dalle striature dark, influssi progressive, fascinazione manifesta per il rock classico e una generale impostazione che può suonare anche molto datata, in strutture e melodie, pur permanendo in un contesto metal chiaro e non discutibile. Se i protagonisti più scintillanti di tale concezione sonica sono probabilmente i Sumerlands del magnetico “Dreamkiller”, ecco che gli Spell possono con tutta ragione sedersi allo stesso tavolo e ragionare assieme di melodie sottili e stranianti, ghirigori oscuri nella nebbia, vocalizzi esili e tentatori, cavalcate leggere che ricordano tanto la NWOBHM quanto il power metal nordico ottantiano.
Gli Spell sono canadesi, nascono come terzetto e diventano un duo, formato dai fratelli Al e Cam Lester nei due anni intercorrenti il fortunato terzo disco “Opulent Decay” e questo “Tragic Magic”. Non arrivano da perfetti sconosciuti a questo traguardo, tra i nomi caldi dell’underground ci stavano già da qualche tempo, in virtù di un suono morbido e articolato, ma molto diretto, e di un songwriting che arriva dritto al punto e sa confezionare singolari hit, come accaduto in particolare nell’album di due anni fa. Perso per strada il chitarrista Graham McGee, i fratelli Lester hanno provveduto a un’ampia rivisitazione dello Spell-sound, uscendosene con qualcosa di ancora meno allineato e votato a una tangibile sperimentazione nel campo delle sonorità old-fashioned. Si fa strada una specie di sofferto esistenzialismo, come se certe istanze del metal atmosferico più incline alla malinconia e all’afflizione fosse filtrato nell’impianto classic metal del duo e ne avesse intorbidato sensibilmente l’azione. Accanto a questa considerazione, nasce anche l’idea che la band volesse essere ancora più autonoma rispetto alle influenze di partenza e intendesse viaggiare per conto proprio, senza ingombranti paragoni che ne potessero in parte annacquare l’impatto generale.
Inconfondibile, in “Tragic Magic”, l’andare a braccetto di chitarre e sintetizzatori, all’insegna di una contaminazione reciproca che dischiude facilmente a movimenti ariosi, delicati, ritmati come se fossero delle partiture heavy metal riassemblate secondo andamenti cari al post-punk e al dark rock, con un tocco progressive d’altri tempi molto marcato. L’opener “Fatal Breath” permette già una felice esibizione dei tratti salienti della formazione, andando a far danzare armonicamente gli In Solitude e i Rush, scampoli synthwave e gli Angel Witch. Ma è con l’ipnotismo al rallentatore di “Ultraviolet” e l’insistente giro di sintetizzatori a doppiare una voce esilissima e tremula che entriamo compiutamente nel mondo degli Spell e ne assaggiamo interamente l’estro.
Ancor prima che ottimi musicisti, Al e Cam sono due mirabili cantastorie e accendono attenzioni ed entusiasmi in poche note, come nell’attacco di “Hades Embrace”. Negli Spell sembra di ascoltare l’eleganza gotica dei migliori Tribulation assoggettata a uno stile meno irruento e urgente, che può ricordare nelle aperture più sognanti e in balia dei sintetizzatori i Rush ottantiani (tipo la melodicissima “Fever Dream”). La tracklist non mostra cedimenti, proseguendo nei suoi accostamenti bizzarri ma coerenti, come l’intersezione di The Sisters Of Mercy e primi Iron Maiden di “Sarcophagus”, il tambureggiare ovattato di “Ruined Garden” – con addirittura un pianoforte a far capolino e gli arpeggi a stemperarsi in un sogno beato – la coralità elegante e dolcemente decadente di “Souls In Chains”. Solismi intensi e narrativi, il protagonismo del basso e l’interpretazione vocale sospesa tra ruffianerie dark e corposo classic metal sono tutti tasselli fondamentali di un album pensato bene e svolto ancor meglio, dando un’angolatura all’heavy metal nient’affatto comune e molto affascinante. Un piccolo gioiello, che si spera abbia un minimo di visibilità e non resti patrimonio solo di chi setaccia l’underground classic metal in cerca di perle rare.

 

TRACKLIST

  1. Fatal Breath
  2. Ultraviolet
  3. Hades Embrace
  4. Fever Dream
  5. Sarcophagus
  6. Cruel Optimism
  7. A Ruined Garden
  8. Souls In Chains
  9. Watcher of the Seas
  10. The Watching
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