6.0
- Band: SPINESHANK
- Durata: 00:44:42
- Disponibile dal: 19/06/2012
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: EMI
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Autori all’inizio del nuovo millennio di due dei migliori dischi di sempre in ambito nu metal – il meno noto “The Height of Callousness” e il blockbuster “Self-Destructive Pattern” -, gli Spineshank ebbero il solo limite di arrivare quasi fuori tempo massimo, raccogliendo le briciole del successo dei Linkin Park e arrivando nel giro di un paio di anni allo scioglimento a causa delle solite divergenze artistiche. Dopo aver preso strade parallele – il cantante Johnny Santos ha inciso un paio di dischi metalcore con i Silent Civilian, mentre il resto della band ha reclutato un altro singer senza però produrre nulla – il quartetto losangelino si è riunito con la formazione originale nel lontano 2008, lavorando ad un album che vede ora finalmente la luce grazie all’interesse della Century Media. Annunciato come il miglior lavoro di sempre, “Anger Denial Acceptance” riprende da dove li avevamo lasciati ormai quasi dieci anni fa, ma purtroppo è ben lontano dai fasti del passato, e non certo a causa dei cambiamenti occorsi nel frattempo nel panorama metallico. Quello che manca agli Spineshank del 2012 è infatti quel ‘killer instinct‘ che aveva reso invincibili canzoni come “Violent Mood Swings”, “Smothered” o “Beginning Of The End”, rispetto alle quali le nuove “Nothing Left For Me”, “I Want You To Know” o “Murder Suicide” non reggono il confronto, per effetto di un Johnny Santos meno ispirato – anche se pur sempre una spanna sopra alla media dei colleghi – e della quasi totale assenza di quella componente industrial/elettronica che tanto aveva contribuito a plasmarne il sound. Sfogata la vena melodica nella prima metà della tracklist, la situazione non migliora nei frangenti più tirati (“I Am Damage” e “God Complex (Anger)”, al limite dell’hardcore), anche per effetto di qualche interludio di troppo (“Ploratio Morbus”, “Motive Method Opportunity (Denial)”) che stempera la tensione fino alla conclusione affidata alla lenta “Exit Wounds (Acceptance)”. Nonostante tutto, il comeback degli Spineshank merita comunque una risicata sufficienza per le indubbie capacità dei Nostri, ma resta un mezzo passo falso e un disco abbastanza interlocutorio: poco appealing per i kids cresciuti a pane e metalcore, “Anger Denial Acceptance” si rivolge soprattutto ai trentenni di oggi, nei cui confronti ha però il principale merito di far venir voglia di rispolverare i capolavori del passato. ARRUGGINITI.
