SPIRITS OF FIRE – Spirits Of Fire

Pubblicato il 22/02/2019 da
voto
5.0
  • Band: SPIRITS OF FIRE
  • Durata: 01:02:05
  • Disponibile dal: 22/02/2019
  • Etichetta:
  • Frontiers

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Immaginiamoci cinque sedie ed una tavola rotonda marchiata Frontiers. Seduti, ognuno al proprio posto, abbiamo Roy Z., Tim ‘Ripper’ Owens, Chris Caffery, Steve DiGiorgio e Mark Zonder. “Ragazzi, ma se unissimo le nostre forze?” fa Roy Z.; “Diavolo, sarebbe una grande idea!” aggiunge Chris; “Ok, per noi va bene!” sentenziano Steve e Mark. “Perfetto!” chiude Tim ‘Ripper’. No, non si tratta di una barzelletta: i cinque signori qui sopra si sono realmente incontrati per fondere le proprie esperienze musicali in un’unica e nuova realtà chiamata Spirits Of Fire.
Un super-gruppo dove la classe dei Savatage va ad abbracciare l’irruenza dei Judas Priest, la puntualità di Mr. DiGiorgio e la tecnica sopraffina di Zonder. Un progetto importante le cui attese erano per forza di cose alte, se non altissime. Aspettative che, ahinoi, sono rimaste stampate sulla carta. Per carità, tutte le caratteristiche sopra menzionate risaltano eccome all’interno del qui presente, nonché omonimo debutto tuttavia, il senso d’incompiutezza che pervade l’intero full-length è fin troppo palese. Come se ognuno si fosse messo in un angolo dello studio e avesse sciorinato un assaggio delle proprie capacità, senza andare oltre il fatidico ‘compitino’. Ed è soprattutto il buon Owens a lasciare i maggiori dubbi: sono troppi gli alti e i bassi, non solo vocali, presenti tra una traccia e l’altra. Un’instabilità che fa perdere il giusto mordente al singolo brano, volendo quasi smentire, nell’immediato, la recente dichiarazione di K.K. Downing secondo il quale lo stesso Tim, ancor oggi, canterebbe meglio di un certo Rob Halford. Che il vecchio Rob abbia perso diversi colpi nel corso degli anni è più che evidente; d’altro canto, e “Spirits Of Fire” è qui a dimostrarlo, pure Ripper non sprizza chissà quale energia, soprattutto dal punto di vista tecnico, da sempre uno dei suoi punti di forza.
E dire che il terzetto iniziale faceva, quantomeno, ben sperare. Il singolo “Light Speed Marching” è roccioso e ci presenta una band incredibilmente coesa: su una base ritmica palesemente ‘priestiana’ è Caffery a fare la parte del leone; un’opener che, a conti fatti, rimarrà anche l’unico pezzo davvero meritevole di questo debutto incompiuto. Anche la successiva “Temple Of The Soul” si distingue tra le altre in tema di completezza e idee, e pure Owens, con vocalizzi simil R.J.Dio, non disdegna. Qualcosa, pur rimanendo nella sufficienza generale, inizia a calare con “All Comes Together” ma è subito dopo la titletrack che l’atmosfera subisce un vorticoso appiattimento. Nonostante la volontà di variare le rimanenti tracce, il tanto atteso salto di qualità (quasi d’obbligo visti i componenti) non arriva mai anzi, e, prima con “It’s Everywhere” quindi “A Game”, è la voce ‘banalità’ a prendere il sopravvento. Pazzesco vero? Una monotonia che intacca il full-length fino al suo termine, nonostante Caffery, DiGiorgio e Zonder si dilettino, in numerosi stacchi, a confermare ciò che di buono hanno dimostrato in carriera. Tanto che nemmeno le due ballads finali riescono a portare qualche punto in più alla sezione ‘adrenalina’. Dispiace in quanto, come detto, le attese erano ben altre. Vi suggeriamo quindi, per tutti e quattro i musicisti coinvolti in questo progetto, di gettarvi a capofitto tra i numerosi lavori, ben più meritevoli, da loro realizzati in passato e di lasciare sullo scaffale questa, crediamo (o speriamo), breve parentesi sperimentale.

TRACKLIST

  1. Light Speed Marching
  2. Temple Of The Soul
  3. All Comes Together
  4. Spirits Of Fire
  5. It’s Everywhere
  6. A Game
  7. Stand And Fight
  8. Meet Your End
  9. Never To Return
  10. The Path
  11. Alone In The Darkness
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