6.5
- Band: SPIRITUS MORTIS
- Durata: 00:41:40
- Disponibile dal: 06/03/2006
- Etichetta:
- Black Lotus Records
- Distributore: Audioglobe
Ritornano sulle scene gli Spiritus Mortis, la prima doom metal bandfinlandese, almeno a detta della Black Lotus Records. Nulla da eccepiresulla longevità del gruppo, ma ciò che lascia perplessi è ladefinizione: doom metal, infatti, non calza esattamente a pennello peri ragazzi. La loro proposta potrebbe essere più correttamenteinquadrata come stoner rock, a dispetto di label, copertina funerea emonicker. Il suono infatti è lo stesso di gente come i Grand Magus,quindi grezzo ma allo stesso tempo caldo ed avvolgente, con dellechitarre piuttosto sature e una voce roca sopra tutto. Gli SpiritusMortis allo stato attuale (e con le dovute proporzioni), si possonoconsiderare come il punto d’incontro tra gli Spiritual Beggars e i DeepPurple della Mark III (quella con Coverdale e Hughes, tanto perintenderci). La similitudine è assolutamente evidente in brani come”New Age” e soprattutto “Wasteland”, sorta di tribute song dove ad uncerto punto appare evidentissimo un bridge identico a quellodell’immortale “Burn”. Questo “Fallen” non è affatto male, riesce acatturare lo spirito dei Seventies in maniera egregia, ma sa tutto digià sentito. Forse le cose migliori la band le offre quando il riffingdiviene più lento e pesante (e qui sì che, seppure in parte, si puòparlare di doom), come in “Leave Me”, baciata anche da una provasuperlativa di Vesa Lampi dietro il microfono. La timbrica calda equasi bluesy del singer lo fa assomigliare ad un mostro sacro comeDavid Coverdale. Album discreto quindi, anche se non si tratta diniente di trascendentale. Si ha l’impressione di avere a che fare conuna band che ce l’ha quasi fatta ma alla quale manca ancora quel pocoper diventare grande. Da avere comunque, se non altro per la provavocale di Lampi, vicina all’eccellenza.
