7.0
- Band: SPITALFIELD
- Durata: 00:37:39
- Disponibile dal: /03/2005
- Etichetta:
- Victory Records
- Distributore: Venus
“Stop Doing Bad Things”, secondo album targato Victory Records per gli americani Spitalfield, come giustamente riporta la pagina di presentazione della band sul sito ufficiale dell’etichetta, è un disco pop per amanti dell’hard-rock. Sinceramente, tale definizione sembra calzare davvero a pennello per questo lavoro dalle atmosfere soffuse, spesso delicate e accattivanti, ma che viene irrobustito da una bella porzione di rock alternativo, talvolta sfociante nel punk, talvolta nel grunge e affini (Foo Fighters in particolare). Rispetto al precedente “Remember Right Now”, i due anni trascorsi dagli Spitalfield in giro per il mondo hanno avuto il loro (benefico) effetto: diciamo che il quartetto di Chicago è decisamente maturato, pur non essendo affatto acerbo già due anni fa…sono state indebolite le influenze punk iniziali e la componente alternative ha preso piede, permettendo agli Spitalfield di comporre brani molto orecchiabili ma, allo stesso tempo, originali e per niente pacchiani. Resta un po’ di freddezza compositiva ed interpretativa, quello sì, in quanto i nostri non cercano quasi mai le classiche melodie tristi e malinconiche da fine di una storia d’amore, bensì hanno un gusto tutto particolare, molto rockeggiante, nel cercare le giuste linee vocali. Ricerca particolarmente elaborata, la quale si nota soprattutto nei chorus, mai immediati e bisognosi di più passaggi per essere ben memorizzati. Un pregio di questo lavoro è quello di avere una tracklist in crescendo: partendo da “What Were You Thinking?” ed arrivando a “From The Desk Of B. Larsen”, tutta la parte centrale di “Stop Doing Bad Things” è davvero notevole e molto piacevole. La prestazione tecnica dei ragazzi è convincente, con le sei-corde sempre pronte a scambiarsi i ruoli da protagonista e con la voce (sempre pulita) di Mark Rose ad interpretare bene le canzoni. Bel passo in avanti, dunque, per una formazione che in ambito emo-core o indie-rock può farsi davvero ben valere. Puliti ed onesti.
