7.0
- Band: SPLENDIDULA
- Durata: 00:42:56
- Disponibile dal: 03/04/2026
- Etichetta:
- Argonauta Records
Nati a Genk nel 2008, gli Splendidula hanno avuto una carriera costellata da numerosi cambi di formazione e tragedie personali, in particolare la morte del bassista Peter Chromiak, avvenuta nel 2022, che ha lasciato un segno profondo nella band, tanto da portare all’abbandono in contemporanea dei due chitarristi.
Per dare un successore a “Somnus” del 2022, i membri storici Kristien Cools (voce, dal 2012) e Joachim Taminau (batteria, dal 2015) hanno assoldato il loro connazionale Guy Van Campenhout (chitarra), riducendo la band ad un trio, ed il risultato è “Absentia”, quarto album della loro discografia e secondo per l’etichetta italiana Argonauta Records.
Come in passato, i belgi non vogliono essere ingabbiati in un genere, ma preferiscono prendere ispirazione dove più aggrada loro: in questa occasione, in particolare, la proposta ha una base che oscilla tra il doom metal ed il black metal atmosferico, mentre la componente sludge è stata rimpiazzata da aperture post-metal. I brani sono piuttosto lunghi ed articolati, con frequenti sbalzi di umore e cambi di registro che conducono da un estremo all’altro, talvolta anche in modo spiazzante.
Il tratto distintivo è costituito dalla versatile voce della Cools, ora eterea ora disperata, affiancata spesso dal growl del chitarrista, capace di delineare gli scenari di rabbia e malinconia che caratterizzano i pezzi: tra questi, a spiccare sono la title-track, che vede come ospite Tim Yatras degli Austere e si dipana articolata tra accelerazioni, intermezzi semi-acustici e momenti corali, “Echoes Of Quiet Remain”, alla quale Aaron Stainthorpe dona melodia ma anche quel senso di angoscia tipico dei My Dying Bride, e “Let It Come To An End”, un improbabile intreccio tra i Paradise Lost di “One Second”, i Draconian e gli Psychonaut 4.
L’eclettismo e la varietà stilistica del gruppo fiammingo ne rappresentano il punto di forza e, in alcuni casi, anche un piccolo limite, poiché si ha l’impressione che a molte delle buone idee non venga dedicato lo sviluppo necessario: pregi e difetti che avevamo già evidenziato con “Somnus” e che probabilmente sono intrinseci nella scrittura degli Splendidula, ma “Absentia” è stato concepito in virtù di eventi che hanno segnato la vita della band e questo dolore si percepisce in tutta la sua forza.
