SPOCK’S BEARD – The Oblivion Particle

Pubblicato il 19/08/2015 da
voto
7.5
  • Band: SPOCK'S BEARD
  • Durata: 01:06:00
  • Disponibile dal: 21/08/2015
  • Etichetta: Inside Out
  • Distributore: Universal

Gli Spock’s Beard si sono costruiti nel tempo una solida reputazione e nonostante alcune defezioni importanti, dapprima da parte di Neal Morse e, più di recente, di Nick D’Virgilio, la band è andata avanti per la propria strada, mantenendo sempre una coerenza stilistica e un’attitudine prog a trecentosessanta gradi. Di certo questo loro dodicesimo studio album, intitolato “The Oblivion Particle”, era atteso con una serie di aspettative, anche per testare se la line-up già vista con il precedente “Brief Nocturnes And Dreamless Sleep” si confermasse effettivamente in grado di mantenere il moniker su certi livelli. Iniziamo con il dire che, così come la band ci ha abituati, “The ObliVion Particle” è un disco alquanto complesso, con brani dalle strutture molto articolate e assai impegnativi sia dal punto di vista compositivo che esecutivo. Di certo, gli ultimi arrivati Ted Leonard e Jimmy Keegan si sono ben integrati ormai all’interno della band e il loro contributo è ancora più evidente: in particolare, Leonard mostra di aver acquisito una versatilità quasi sorprendente, mentre Keegan, forse meno estroso rispetto a D’Virgilio, si è comunque perfettamente calato nello stile degli Spock’s Beard. Peraltro, curiosamente, proprio come il suo predecessore, almeno in un’occasione si cimenta dietro i microfoni, interpretando le lead vocals nel brano “Bennett Built A Time Machine”, con risultati niente affatto disprezzabili. Da parte sua, Alan Morse cerca di aggiungere elementi nuovi e distintivi, inserendo strumenti inusuali come l’autoharp, il banjolele (noto anche come banjo ukulele), il sitar elettrico e il mandolino; in più, in veste di guest, partecipa anche David Ragsdale dei Kansas, che presta il suo violino per il brano “Disappear”. Fatte queste osservazioni, va detto che “The Oblivion Particle” è ancora una volta un gran bel disco: tracce come “Tides Of Time” nonché le già citate “Bennett Built A Time Machine” e “Disappear” non sono niente male, ma ancora più belle sono “Minion” e “Hell’s Not Enough”. L’apice del disco, tuttavia, a nostro avviso, è rappresentato dalle due suite “A Better Way To Fly” e “The Center Line”, davvero due piccoli gioiellini, che fanno elevare ulteriormente il tasso qualitativo del disco. Per contro, meno convincenti appaiono altri brani come “Get Out While You Can” e “To Be Free Again”, la traccia più lunga dell’album, con i suoi circa dieci minuti e mezzo di durata, in quanto un po’ troppo spezzettata da intermezzi lenti che fanno perdere il ritmo e non le consentono di decollare. La presenza in tracklist di brani più o meno ispirati, non ci consente dunque di parlare di “The Oblivion Particle” come di un capolavoro né, d’altronde, si riscontrano significativi ed autentici picchi di genialità: nel complesso, tuttavia, a scanso di equivoci, resta comunque sicuramente un disco di spessore, realizzato da una band che non tradisce le attese e non smette di stupire per le sue grandi qualità espressive ed interpretative. L’album, infatti, cresce davvero ascolto dopo ascolto e riesce sempre più ad incantare grazie a soavi melodie e dolci atmosfere, così come ad essere trascinante con le sue accelerazioni e le sue sfuriate rock dal flavour settantiano. Ancora una volta, dunque, gli Spock’s Beard si confermano una garanzia in termini di qualità e buona musica.

TRACKLIST

  1. Tides Of Time
  2. Minion
  3. Hell’s Not Enough
  4. Bennett Built A Time Machine
  5. Get Out While You Can
  6. A Better Way To Fly
  7. The Center Line
  8. To Be Free Again
  9. Disappear
3 commenti
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