5.5
- Band: STABBING
- Durata: 00:33:24
- Disponibile dal: 09/12/2022
- Etichetta:
- Comatose Music
Nella carriera degli Stabbing non sembra esserci tempo da perdere. La nascita del gruppo risale solo allo scorso anno, eppure nel frattempo i death metaller di Houston hanno saputo mettere a curriculum un demo che è valso loro un contratto con Comatose Music, un EP di quattro brani ben accolto un po’ ovunque (“Ravenous Psychotic Onslaught”) e – soprattutto – un gran numero di date live oltreoceano, alcune di esse a supporto di gente come Decrepit Birth, Defeated Sanity, Pathology e Skeletal Remains. Un ruolino di marcia non fatto esattamente di ‘bruscolini’ che, com’è normale che sia in questi casi, aveva alzato le aspettative nei confronti del sempre delicato appuntamento con il debut album, il quale viene rilasciato dall’etichetta americana come una delle priorità del 2022.
Eppure, l’impressione ascoltando la mezz’oretta di musica di “Extirpated Mortal Process” è quella di essere alle prese con un lavoro che avrebbe meritato tutt’altra cura e attenzione; un passo affrettato che vanifica la semina degli ultimi dodici mesi, in cui il temperamento acerbo del quartetto si riflette in una tracklist dozzinale sia nel contenuto, sia nella forma. Intendiamoci, scegliendo come fonti di ispirazione Brodequin, Disgorge, Gorgasm e altri abomini che etichette come New Standard Elite e – appunto – Comatose Music promuovono da anni nell’underground, alcuni discorsi muoiono sul nascere, ma il suddetto “Ravenous…” aveva dimostrato come, con le giuste accortezze, questo filone potesse essere interpretato da Bridget Lynch e compagni senza scadere in cliché e tediosità assortiti, avvicinandosi più al concetto di dinamismo che a quello di piattezza. Invece, forse per il fatto di essere spalmato su un minutaggio superiore, di sicuro penalizzato da scelte di produzione risibili, l’album finisce per accartocciarsi su sé stesso nel giro di poche tracce, risultando veramente fruibile solo a chi nutre un amore cieco e incondizionato verso gli eccessi di certe sonorità.
La formula, vorticosa e serrata, non presenta praticamente variazioni, e dall’iniziale “Inhaling the Dead” alla conclusiva “Pulsing Wound” ci accompagna in un tugurio di sangue che il delicatissimo artwork di Daemorph (Pyrexia, The Black Dahlia Murder, Vulvodynia) restituisce appieno da un punto di vista visivo, ma a conti fatti non è questo il limite dell’opera. Il problema, semmai, risiede proprio nella qualità della scrittura, mai veramente brillante o in grado di metterci spalle al muro con la propria ferocia, e in una resa sonora che si appone al tutto come il proverbiale chiodo sulla bara, azzoppando anche quei passaggi in cui i texani sembrano esprimersi con più convinzione. Nei solchi di “Extirpated…”, il lavoro di chitarra è infatti completamente sepolto dal growling fognario della Lynch (comunque notevole) e dai colpi di un rullante effetto “St. Anger”/fustino del Dixan, entrambi così sbilanciati nel mixaggio da apparire caricaturali, grotteschi, penalizzanti ai fini del quadro generale. Se i riff ci sono ma vengono trasformati in una massa amorfa e indistinguibile, come si può pensare di fare centro in un genere come il death metal? E oltre a questo, se l’intento era quello di mantenere vivo l’interesse sul monicker, non sarebbe stato meglio un altro EP con una selezione dei pezzi migliori? In questo gli Stabbing hanno sicuramente dimostrato poca accortezza, sottovalutando l’impegno e portandoci a rivedere al ribasso la loro capacità di emergere all’interno del sottogenere, almeno per il momento.
Se cercate del ‘brutal’ con tutti i crismi del mestiere, superfluo dire quanto sia meglio recuperare le ultime prove di Antropofagus o dei compagni di etichetta Desecrate The Faith.
