5.5
- Band: STALLION
- Durata: 00:42:56
- Disponibile dal: 28/02/2020
- Etichetta:
- High Roller Records
Nell’epoca del ‘facciamo un passo indietro’, suggeriamo agli Stallion di compiere il medesimo gesto o quantomeno di farci un pensierino. Se, infatti, sei anni fa, in sede di debutto discografico, la formula ‘revival’poteva essere vista come una giustificata mossa d’esordio, in attesa di un imminente salto creativo, ritrovarsela tale e quale oggi, nel qui presente “Slaves Of Time”, risulta quanto meno scontata e a questo punto controproducente. La miscela di speed, hard rock e thrash messa in atto dal combo tedesco ricalca di sana pianta quanto già messo in atto nei due precedenti lavori tanto che, richiamando il titolo di questa terza fatica, verrebbe da dire che i veri schiavi del tempo sono proprio gli stessi Stallion.
Le riprese grezze e brutali alla Motörhead presenti in “All In” e “Dynamiter”, i ritmi heavy and steel bollati Judas Priest di “Brain Dead” e “Meltdown”, i vocalizzi in stile Dee Snider sguaiato del singer Pauly oltre ad una produzione globale a dir poco ottantiana: tutti ingredienti sviscerati in lungo e in largo a suo tempo, che trovano un ulteriore deja-vu nei dieci brani presenti nell’odierna tracklist. E’ soprattutto l’ugola del riccioluto Paul a destare, ancora una volta, più di un sospetto: senza il benché minimo tentativo di modulazione (nemmeno nella più morbida “Die With Me”), il suo perenne stridulo diventa con l’andar dei minuti una sorta di agonia che, anziché arricchire il brano, lo stravolge verso il basso. Si salvano dalla monotematicità generale “No Mercy” e la trascinante “Kill The Beast”. Senza nulla togliere al tasso adrenalinico messo in campo nelle esibizioni live, la terza prova in studio degli Stallion si assesta sulle impronte di un mezzo passo falso che li obbliga a rivedere quanto prima i piani futuri.
