6.5
- Band: STARFORCE
- Durata: 00:52:21
- Disponibile dal: 14/11/2025
- Etichetta:
- Jawbreaker Records
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Basta dare un’occhiata alla copertina dei messicani Starforce per farsi subito un’idea del tipo di musica che troveremo in “Beyond The Eternal Night”, il loro album di debutto. Nati nel 2021 come piccola realtà in quel di Mexico City, il quintetto composto da giovani talentuosi della scena, capitanati dalla cantante Mely Wild, propone infatti uno speed/power metal dai temi fantascientifici riconducibile agli Helloween di “Walls Of Jericho” o agli Agent Steel, in una crasi fra stelle e strisce e vecchio continente.
Sin dall’iniziale “Andromeda”, infatti, si nota il lavoro in primissimo piano del bassista Angel-O-Vyper, in piena tradizione delle zucche teutoniche, mentre le chitarre di Yeux Garcia e Kevin Valencia disegnano arabeschi molto vicini al sound di “Thundersteel” dei Riot.
A rendere l’album divertente e ascoltabile è sicuramente la produzione, che è sì polverosa, ma senza coprire le note che vengono suonate dalla sezione melodica del combo: finirete sicuramente per sorridere ascoltando brani come “Rock And Roll Slave” o la priestiana “Space Warrior”, anche se i momenti più riusciti sono a nostro parere quelli in spagnolo, come la ballatona “Piel Helada”.
Nessuno degli StarForce fa mistero del suo amore per i momenti più caciaroni e chiaramente speed metal come nell’infuriata “R.T.K. (Sadistic Impulses)”, ma nemmeno della melodia più neoclassicheggiante, come si evince facilmente dalla strumentale “Sonata En Bm (Drapped in Light)”.
La crasi perfetta fra queste due anime si trova nel brano del lotto più riuscito, a nostro parere: quella “Sign Of An Angel” che ricorda i ritornelli alla Gamma Ray senza però sconsacrare le ispirazioni di chiara provenienza d’oltreoceano, con un lavoro melodico davvero notevole dietro alle due chitarre e alla doppia cassa infuriata di Rockdrigo Rockdriguez.
A chiudere l’album, le ottime “Stay Heavy”, decisamente più vicina alla moderna New Wave Of Traditional Heavy Metal – e in particolare all’esempio degli Skull Fist – e “Lejos De Ti”, accattivante cavalcata nel segno dei Baron Rojo e del metal spagnolo in generale.
Che dire, quindi, di “Beyond The Eternal Night”, nel complesso? Seppur non sia privo di difetti, dovuti sostanzialmente a una mancanza di originalità (che non stravolge affatto i canoni della musica qui suonata, ma anzi ne ricalca in alcuni punti fin troppo pedissequamente il solco, come già illustrato poc’anzi), la cinquantina di minuti che lo compongono passano senza ripensamenti o salti da una traccia all’altra, e si rivelano comunque godibili per gli appassionati del genere.
Nel solco della tradizione più rocciosa, gli StarForce dimostrano che questi quattro anni di gavetta sono decisamente serviti a far maturare idee e lo stile di una band che, chissà, potrebbe tranquillamente meritare loro un posto in uno dei tanti festival dedicati al revival dell’heavy metal primordiale.
