7.5
- Band: STARGAZER
- Durata: 00:41:56
- Disponibile dal: 31/03/2005
- Etichetta:
- Agonia Records
- Distributore: Masterpiece
Spotify:
Apple Music non ancora disponibile
Singolare: è questo il primo termine che viene in mente ascoltando “The Scream That Tore The Sky” degli australiani Stargazer. Già a prima vista si capisce che la band esula parecchio dai cliché del metal estremo, in virtù di un artwork orientaleggiante ed esoterico: in copertina troviamo infatti una rappresentazione di un dipinto tibetano del diciannovesimo secolo, mentre il retro raffigura un guerriero mongolo addobbato per rendere omaggio alla dea Tara. Il booklet poi è tutto un susseguirsi di dragoni e paesaggi tipici dell’arte cinese, oltre ad un paio di svastiche che dovrebbero avere un significato più mistico / religioso che politico. Detto del lato visivo, passiamo a descrivere quello musicale: potremmo sbrigativamente sbrigare la pratica dicendo che gli Stargazer suonano un death tecnico e progressivo infarcito di cambi di tempo e riff cervellotici, ma così facendo faremo un torto alla band. Sicuramente il techno death è il punto di partenza dal quale la band sviluppa idee piuttosto personali, a partire da una sezione ritmica sempre in primo piano, con il basso che spesso e volentieri domina la scena e offre dei veri e propri assoli che sono un concentrato di tecnica e creatività, costruendo partiture più consone al jazz che al metal estremo. Si sente che, pur essendo al loro primo full length, gli Stargazer hanno dedicato una cura maniacale ai dettagli, con canzoni che risalgono addirittura al 1995 e che da allora sono state via via perfezionate per rendere al meglio. La ferocia durante tutto il lavoro non viene mai meno: questo mix di tecnica e brutalità riporta alla mente gli Emperor più creativi, sebbene gli australiani siano più propensi verso il death metal. A volte si sente l’influenza del doom più estremo e violento, come in “Ye Olde Magicks”, lenta, catacombale ma sempre con un occhio di riguardo per la complessità ritmica. L’unica evidente pecca dell’album è un certo senso di ripetitività che dopo qualche ascolto inizia a tediare, ma comunque il lavoro resta una perla in una scena arida di novità e tendente all’autocitazione continua. Non sarà ancora l’album definitivo della band, ma “The Screma That Tore The Sky” merita senz’altro rispetto e dimostra che gli Stargazer sono una band estremamente coraggiosa e svincolata dalle leggi di mercato fatte di album preconfezionati e puntelli ben precisi. Bravissimi.
