6.5
- Band: STARLIGHT RITUAL
- Durata: 00:47:42
- Disponibile dal: 31/10/2025
- Etichetta:
- High Roller Records
Dopo un paio di EP dediti ad un doom metal psichedelico, i canadesi Starlight Ritual hanno trovato la loro dimensione ideale nel 2021 con la pubblicazione del loro debutto, “Sealed In Starlight”, che li vede virare verso un heavy metal fortemente radicato nella tradizione del Vecchio Continente.
“Rogue Angels” rappresenta un ulteriore passo in questa direzione, con la band impegnata a dare una forma più solida al proprio stile. Secondo una formula ben consolidata del recente movimento N.W.O.T.H.M., anche gli Starlight Ritual volgono lo sguardo a quel periodo d’oro a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, un microcosmo dai contorni sfumati in cui hard rock ed heavy metal si fondono con coerenza e continuità. Nel loro caso, nello specifico, ci siamo trovati di fronte ad un sound che raccoglie l’irruenza del metal britannico (Iron Maiden, Grim Reaper), e la fonde con la classe istintiva di band come Thin Lizzy e Rainbow. Tutt’altro secondario, infine, un certo gusto per l’epic metal, che si riflette soprattutto nei passaggi più cadenzati.
Come ci è già capitato di sottolineare spesso, di fronte ad uno stile di per sé così codificato, ciò che davvero distingue una band è l’efficacia con cui vengono declinati i comandamenti scritti decenni orsono e gli Starlight Ritual, da questo punto di vista, si pongono un po’ nel mezzo. È innegabile come la band sia competente in quello che fa, con canzoni ben suonate e una direzione chiara, che trova la sua massima espressione proprio nei momenti più epici (la conclusiva “Exodus”, ad esempio), oppure quando i Nostri mordono il freno e si lasciano andare a testa bassa in canzoni veloci e melodiche, come “Omenkillers”. Al tempo stesso, però, ci sembra che la band non riesca ancora ad essere così incisiva da riuscire a convincere in tutto e per tutto, come se la loro fosse materia di prima qualità, che però non è stata trattata con la dovuta abilità. Questo si traduce in canzoni formalmente ben fatte, che però scompaiono presto dalla memoria, senza riuscire davvero a restituire quella personalità di chi ha fatto uno scatto in avanti verso la maturità. È vero, comunque, che si parla di una band al secondo disco, che quindi ha tutto il diritto di non aver raggiunto la piena espressione del suo potenziale. Alla luce di tutto ciò, quindi, restiamo volentieri su un giudizio complessivo positivo. Senza aspettarsi necessariamente un capolavoro, “Rogue Angels” è un disco che può comunque trovare diversi estimatori tra i fan di band come Enforcer, Haunt e Wytch Hazel.
