STEEL SEAL – The Lion’s Den

Pubblicato il 19/04/2017 da
voto
7.0
  • Band: STEEL SEAL
  • Durata: 00:50:56
  • Disponibile dal: 27/03/2017
  • Etichetta: Underground Symphony
  • Distributore: Audioglobe

Gli Steel Seal sono qualcosa che, fin dal nome, accontenterà sicuramente tutti i fan del power ‘alla guitar hero’, o comunque tutto quel filone sviluppatosi da Malmsteen in poi nel cosiddetto power metal neoclassico. Nata nel 2003 e forte di due release alle spalle con alla voce gente del calibro di D.C. Cooper e Thomas Vikström, la band romana torna sulle scene con questo “The Lion’s Den”, con dietro al microfono il buon Fabio Lione che, ormai a piede libero, si è praticamente trasformato nel Portnoy del power metal. La band dimostra un songwriting maturo, ma scade anche in composizioni apparentemente ingenue, come la seconda traccia “Master of Hell”, un brano che più piatto di così non si può. Tanta dell’atmosfera epica che questo disco ci regala è dovuta all’ottimo intreccio di tastiera e chitarra di Adriano Rossi e Marco Valerio Zangani, che, come da tradizione del genere, si scambiano assoli e ritmiche senza disdegnare un approccio molto melodico e a tratti quasi progressive rock. Ovviamente le influenze di musica classica sono indiscutibili: basti pensare all’inizio di “Never Die”, con il “Dies Irae”, e a quello di “Fate (Knocking at Your Door)”, con la Quinta di Beethoven. Soprattutto in quest’ultima, i bellissimi assoli di Marco Valerio Zangani sfociano in un gusto che richiama Vivaldi e determinate composizioni per viola e violino, supportato, come dicevamo prima, dall’ottimo lavoro di Adriano Rossi alla tastiera. I pezzi che funzionano di più sembrano essere quelli con dei controcanti particolarmente marcati, come la canzone della quale parlavamo precedentemente, o anche le velocissime “A Dream Within a Dream” e “Waiting for the Rain”. Quest’ultima è quella che convince di più in tutto il disco, con il suo incedere di tastiera e batteria lanciate a mille, mentre la voce di Lione si esprime in tutto il suo potenziale. Ciononostante, se presterete la dovuta attenzione, noterete come comunque non tutto sia volto alla melodia: la durezza e determinati riff che ricordano molto l’hard rock si snocciolano nei momenti più prevedibili, regalandoci comunque un sound pieno e roccioso. Ovviamente Lione dietro al microfono è una garanzia: il suo cantato, a tratti duro e a tratti melodico, caratterizza al meglio questi pezzi che già per il loro modo di essere composti si prestano molto a sperimentazioni canore di vario tipo. Per dirla in breve: se è un po’ che cercate un disco che non sia firmato dai soliti Malmsteen, Axel Rudi Pell o Dushan Petrossi, “The Lion’s Den” potrebbe fare per voi. Non si tratta di un lavoro che brilla particolarmente per inventiva e, a parte rari pezzi, forse faticherà a stamparvisi subito in testa, ma resta sicuramente un’opera in grado di allietare le orecchie di chi ama i virtuosismi e il metal influenzato il più possibile dalla cara vecchia musica classica.

TRACKLIST

  1. Never Die
  2. Master of Hell
  3. Open Fire
  4. Break your Chains
  5. Fate (Knocking at your Door)
  6. Lonely
  7. A Dream Within a Dream
  8. In For the Kill
  9. Waiting for the Rain
  10. Wake or Sleep
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