STEVEN WILSON – Hand. Cannot. Erase.

Pubblicato il 19/04/2015 da
voto
8.0
  • Band: STEVEN WILSON
  • Durata: 01:05:44
  • Disponibile dal: 02/03/2015
  • Etichetta: Kscope Music
  • Distributore: Audioglobe

Gli album di Steven Wilson nascono quasi sempre da una storia da raccontare prima ancora che la musica venga creata, e anche questa volta l’artista anglosassone non ha modificato il proprio modo di operare dando vita ad un vero e proprio concept-album incentrato sulla storia di Joyce Vincent. Messo da parte il mood gotico e puramente inventato del precedente “The Raven That Refuse To Sing”, Steven questa volta concentra i propri sforzi su una storia vera, in cui una donna (Joyce Vincent, appunto) perde la vita in circostanze misteriose all’interno del suo appartamento a Londra e il suo decesso rimane all’oscuro per quasi tre anni, allorché, a causa di un’ingiunzione, viene fatta irruzione nel suo appartamento. L’aspetto che intriga maggiormente Wilson è il motivo che ha spinto una donna in carriera, con una famiglia alle spalle e perfino attraente, ad isolarsi dal mondo fino ad andarsene senza lasciare traccia di sé. Il tema si collega poi ad un discorso generale che paradossalmente identifica una grande metropoli come Londra il luogo più adatto per sparire dal mondo, proprio per la carenza di reale comunicazione e rapporti che spesso affligge la vita in città, dove ognuno sembra pensare esclusivamente a se stesso. Il tema malinconico e nostalgico della solitudine viene magistralmente interpretato da Wilson attraverso le tracce e interpretato alla grande da una band confermata in toto dalla release precedente. L’ambientazione moderna suggerisce all’artista britannico scelte musicali differenti, con un maggior utilizzo dell’elettronica a discapito dell’approccio prettamente progressive ’70 del disco precedente; e non a caso i fiati di Theo Travis vengono ridotti al lumicino a beneficio di stratificazioni sintetiche e industriali. Non pensate ad un autentico stravolgimento musicale, però: l’anima progressiva è sempre ben presente se pensiamo a tracce come la bellissima “3 Years Older” o l’elaborata “Ancestral”, tuttavia non mancano questa volta episodi dal minutaggio e dalla forma più semplice, come ci dimostrano due capolavori quali “Perfect Life” e la title-track. In “Routine” Wilson introduce con successo per la prima volta in carriera una voce femminile all’interno di una sua canzone, mentre il binomio “Home Invasion” / “Regret #9” alterna sapienti melodie ad affilate rifiniture metalliche, che ricordano certi Porcupine Tree del periodo “Fear Of A Blank Planet” / “The Incident”. Il finale, con l’eccelsa “Happy Returns”, stempera i toni malinconici e nostalgici che hanno sin lì dominato le canzoni con scelte melodiche decisamente ariose e cariche di speranza. Anche questa volta Steven Wilson ha cercato nuovi orizzonti per esprimere il proprio talento e il risultato è stato nuovamente superbo. L’impressione è che “Hand. Cannot. Erase.” non abbia il carisma a livello progressivo del disco precedente, ma con nuove frecce al proprio arco potrebbe nel complesso trovare nuovi e più ampi consensi fra il pubblico: al suo interno, infatti, troviamo alcune delle più belle tracce mai scritte da Wilson, che forse mai come questa volta è riuscito a tradurre in musica le emozioni di una storia struggente.

TRACKLIST

  1. First Regret
  2. 3 Years Older
  3. Hand Cannot Erase
  4. Perfect Life
  5. Routine
  6. Home Invasion
  7. Regret #9
  8. Transience
  9. Ancestral
  10. Happy Returns
  11. Ascendant Here On
4 commenti
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