STEVEN WILSON – To The Bone

Pubblicato il 19/08/2017 da
voto
7.0
  • Band: STEVEN WILSON
  • Durata: 59:46
  • Disponibile dal: 25/08/2017
  • Etichetta: Caroline Records
  • Distributore: Universal

Parte fondante di quello che è il fenomeno prog rock dell’ultimo quarto di secolo, Steven Wilson ritorna sulle scene con il suo progetto solista, sfociato sempre di più verso tonalità dirette e apparentemente meno intricate musicalmente. Poco male, visto il pregevole ritorno di qualità del progetto Blackfield e viste le ritrovate derive pop dei grandi maestri del musicista inglese. Sono infatti Kate Bush, Tears For Fears, Talk Talk e Peter Gabriel ad essere presi in considerazione tra le righe di questo quinto lavoro in studio del mastermind dei Porcupine Tree. L’iniziale “To The Bone” e “Nowhere Now” infatti mettono in primo piano le corde più melodiche e soffuse del compositore, ritrovando Genesis e quella pacata serenità malinconica che prosegue le tonalità più pastellate di “The Raven That Refused To Sing” e soprattutto di “Hand. Cannot. Erase” e arriva a ripescare la fluidità di “Stupid Dream”. Con “Pariah” ritroviamo sicuramente le modalità che avevano contraddistinto il precedente lavoro in maniera fagocitante, riuscendo però a rientrare nei ranghi e nella tracklist di un nuovo album e a risultare un ottimo singolo malinconico e radiofonico, aiutato dalla performance piaciona ma suadente di Ninet Tayeb, che sfocia in un break dove appare chiara la qualità incredibile di mastering e produzione, con suoni che rasentano probabilmente una delle maggiori prove sonore targate Wilson. Con “The Same Asylum As Before” appare un brano più rock-oriented, nel quale Mr. Wilson sfodera un falsetto che riporta ad un certo mood eighties, intervallato dalle modalità di suono e di effetto moderne, che rendono il pastiche assolutamente piacevole e capace di mantenere una qualità molto interessante di immediatezza e ricercatezza, che richiama sicuramente “Stupid Dream” dei Porcupine Tree. Uno degli obiettivi di Wilson, ribadito nelle interviste, è sicuramente quello di fornire oggi un prodotto commerciale che sia parimenti profondo e ‘sentito’: un prodotto musicale che sia avvicinabile ma non per questo che volti la faccia alla realtà di oggi, ai suoi soprusi mediatici e multimediali, al suo subdolo divenire così come al suo appariscente terrore. Con “Refuge” abbiamo infatti riprese le diciture canoniche delle tematiche wilsoniane portate in scena in un brano sofferto e in questo senso capace di integrarsi con queste prospettive. Con “Permanating” abbiamo forse l’episodio più potente a livello di vivisezione della critica nei confronti di questo intero nuovo lavoro: un pezzo disco-pop, reminiscente dei grandi classici, senza eccessivi fronzoli e senza il minimo problema a risultare la pecora nera della produzione prog wilsoniana; un brano, però, capace anche di piacere da subito, forse per il suo menefreghismo proprio nei confronti delle aspettative che si possono avere in merito a quanto si ‘dovrebbe’ sentire. Se con “Blank Tapes” tornano i Blackfield, è con “People Who Eat Darkness” e “Song Of I” che troviamo forse la coppia di brani più intriganti di questo nuovo lavoro: la prima nei suoi colori più progressivi e tirati, la seconda con il suo synth-pop oscuro, aiutato dall’ottima interpretazione di Sophie Hunger, offrente la controparte a molti dei brani della prima metà del disco. Le tonalità Radiohead proseguono anche con i nove minuti di “Detonation”, indagando le condizioni fondamentaliste e religiose in un brano profondo e non scontato, che ben si integra in quel processo compositivo fondante questo “To The Bone”, per poi inerpicarsi in pattern reminescenti del progressive di “Insurgentes”. Alla fine di “Song Of Unborn” si è di nuovo di fronte ad un passo avanti di Wilson: un passo forte verso lidi più pop e diretti, ma parimenti profondi e degni della sua classe e qualità, che sanciscono questo quinto album come un nuovo territorio piacevolmente intrapreso da uno dei personaggi più interessanti della musica prog-rock contemporanea.

TRACKLIST

  1. To The Bone
  2. Nowhere Now
  3. Pariah
  4. The Same Asylum As Before
  5. Refuge
  6. Permanating
  7. Blank Tapes
  8. People Who Eat Darkness
  9. Song of I
  10. Detonation
  11. Song of Unborn
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