7.0
- Band: STIGMA
- Durata: 00:41:38
- Disponibile dal: 28/03/2008
- Etichetta:
- Pivotal Rockordings
- Distributore: Andromeda
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Non propriamente nuovi nella scena (il gruppo ha pubblicato già due EP) e con passi importanti già inseriti nel curriculum vitae (quanti possono vantare apparizioni a Wacken?) gli Stigma non sono un side-project di Vinnie degli Agnostic Front: parliamo di un gruppo italiano che comincia a muoversi in maniera decisamente interessante. Dopo aver firmato per l’americana Pivotal Rockordings viene pubblicato il primo disco vero e proprio: parlando di “When Midnight Strikes!” bisogna dire che l’album stupisce, e in positivo. La formazione è più vicina al melo/death scuola Gothenburg rispetto al proliferante metalcore americano, potete quindi leggere la definizione come “niente clean” e “più violenza”, in un contesto ferocemente brutale e veloce, ispirato alle recenti prodezze dei The Black Dahlia Murder e, di riflesso, ai maestri At The Gates. La rilettura degli Stigma è filtrata dallo stile catchy, moderno e immediato delle formazioni che stanno ammorbando i social network e condizionando i fan più giovani: come Job For A Cowboy o Bring Me The Horizon, ecco una produzione mostruosa che mette in risalto tutta la pesantezza del suono riuscendo a sottolineare dettagliatamente le finezze strumentali e gli hooks. Il gruppo sembra non voler sacrificare nulla a favore dell’immediatezza, dedicando ogni singola traccia a velocità e brutalità, e sforando a tratti in territori black metal, sia nei riferimenti orrorifici dei testi sia per l’influenza del produttore Ettore Rigotti dei Disarmonia Mundi, che mette la firma su un suono attuale ed impeccabile. La coppia d’asce si dimostra sempre ispirata e feroce, senza indugiare in inutili breakdown e sfoderando inaspettati assoli, come quello in puro stile NWOBHM sul finale di “To Be Really Dead… That Must Be Glorious”. Un disco omogeneo che riesce a mantenere il tiro costante e trova probabilmente i momenti migliori all’inizio, con una “I Am Dracula” che mette in risalto le doti migliori del combo (Tim Zlinsky dei The Classic Struggle alle backing vocals) e alla fine,con quella “Epitaph Of Pain” che sfoga i musicisti nella traccia più veloce del disco. Un debutto coi fiocchi dunque, che conferma quanto di buono fatto negli EP e farà parlare molto del combo, che può entrare in campo con il meglio del deathcore europeo (Neaera, Heaven Shall Burn): una conferma di tutto questo dal vivo li inserirebbe tra i migliori newcomer italiani di questo 2008.
